I'm feeling rough, I'm feeling raw, I'm in the prime of my life. Let's make some music, make some money, find some models for wives. I'll move to Paris, shoot some heroin, and fuck with the stars. You man the island and the cocaine and the elegant cars.
venerdì 8 ottobre 2010
Chiavi.
Mi chiedo se sia normale capire che il mondo è un incubo e che dobbiamo svegliarci in un modo o nell'altro per scoprire la realtà. Musica forte. Potente. Sulla mia scrivania casse arancioni che pompano note su note, vibrando piano, un movimento quasi impercettibile. Voci di donne stupende. Mappamondo vecchio e impolverato, statuette colorate in un momento di follia, vecchi cartoncini che rappresento una fissa di vecchia data, una libreria impolverata. Fiammiferi, una fissa che fa paura. Narghilè. Bottiglia di Duff vuota. Un modem ricoperto da un sottile strato di tempo. Una web cam che mi fissa inerme. Sound sempre più psichedelico. Una candela che mi sorride piano. Un vico familiare. Una piccola cinquecento. Un cappello grigio che rappresenta l'avvicinarsi dell'inverno. Un pennarellone nero. 1080 HD. Mi basta il mondo così com'è, sporco e chiaro. Ho paura. Ricordi che fanno paura. Un passato che non ne vuole sapere di venire a galla. Paura di venire a contatto con ciò che si è dimenticato. Non ho un talento, ho una perdita. Dicono che i bambini che dicono le bugie migliori siano i più intelligenti. Io credo solo che siano i più deboli. Difenditi, non abbassare la testa come faccio io. Si accaniranno contro quel piccolo cartonato che sei diventato. Non è questioni di mani in testa, è questione di non perdere te stesso. Silenzio. Voglio solo che facciate silenzio. Ora tocca a me urlare, ma non sarà una delle vostre solite urla. Spacchero l'aria in modo che dovrete metterle dei punti. Sputerò al mondo. E poi riabbassero la testa per l'ennesima volta, dicendo che era stato qualcun'altro. Alziamoci in piedi. Piangete perfavore piangete. Non voglio più soffrire. Non voglio più che succeda. Non mi urtare, non mi urtare. Non più. Io invece ho voglia di ribaltare questo pezzo. Così come una calzino. Chi sei per dirmi cosa devo fare? Hai visto cosa mi hai lasciato. Siamo giovani, non dormiamo mai, corriamo liberi, è piano di belle ragazze. Su le mani!. Un tuffo in piscina (non tua) e il mondo vola via. Un viaggio che ti porta via, il vento negli occhi, verdi come smeraldi. Su andiamo. Tutti insieme ululiamo la nostra libertà. Non perdiamola mai. Vi voglio sentire con me. Vi voglio sentire ora. Sto per lanciare un fantastico contest per i miei folli e amanti del caos fan. Sotto questo post, voglio che mettiate un pezzo che esprima la vostra libertà. Chiunque voi siate, non voglio motivazioni ne citazioni. Voglio solo un vento di libertà che porta via. Ovviamente per non deludervi c'è anche un premio. Per il pezzo che reputerò il migliore, oltre a fama eterna e mio massimo rispetto (muhahaha), un pezzo in edizione limitata. Essì xD che potrà leggere solo il vincitore. Avete 10 giorni di tempo da quando questo post sarà pubblicato. Date libero sfogo alla vostra libertà. Boom. Californication è il King della libertà. Trovatene le chiavi. bye bye black bird
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Significa non rendere conto a nessuno riguardo quello che si fa. Direi essere FELiCi (con se stessi in primis).
RispondiEliminaCredo che anche con un semplice sorriso possiamo essere liberi.
'It may hap that these these are they - the golden years. So don't despair, don't dismay, dry your tears: everything's for the best, in the best of all possible words...'
RispondiEliminaArcadia, the realm of the infinite.
Dove tutte le nostre preoccupazioni erano fatte di fresh-baked muffins e Marble Arch.
L'età dell'oro, quando vivevamo sogni di gin scadente e respiravamo polvere di decadi accumulata sui lampadari in vendita a Portobello. Quando cacciavamo la felicità nelle tasche dei nostri calzoni di velluto a coste comprati nei charity shops, e recitavamo Keats sulla strada verso casa (o forse era Blake, non rammento più).
Ad Arcadia ci svegliavamo all'alba e realizzavamo di trovarci lì, ovunque e in nessun luogo, e sapevamo di essere a casa.
Sapevamo di essere liberi.