giovedì 30 dicembre 2010

Notte pre 2011..

Plick..plock...plick...plock..piano..scivola. Goccia dopo goccia. Sentiamo il tremore della pelle..non è più abituata inondata anche lei dalla società sviluppata. Guardare la pioggia da una finestra. L'ho vista. Non è mai scappata dalla mia mente. Un mare nero sopra e sotto di me. Forse è solo marijuana o forse e solo la mia mente che rifrulla ricordi e immaginazione. Non sono mai stato così solo e accompagnato contemporaneamente. Il profumo di una scopata immotivata che accompagna ogni giorno. L'odore della strada ancora bagnata. I passi che non pesano mai. I polmoni che si riempono come a produrre energia costante. Era quel tatuaggio sul collo a stregarmi. O il suono della sua voce. Le dita che scivolano leggere sul piano cottura. Camminare camminare camminare questo è l'unico desiderio che hai a volte. Cammini e neanche te ne accorgi. Rime su rime che viaggiano alla velocità della luce nella testa. Un mucchio di parole senza senso buttate li a caso. Però ti piace. Ti piace e vuoi continuare ad ascoltare. Tristezza. Ogni volta che succede qualcosa di questo tipo la tristezza mi sommerge mi inonda. Clap Clap gente in sottofondo che applaude J-Lo. Ti siedi e sogni ad occhi aperti. Scosti quelle piante in eccesso ed entri in questa sala gremita di gente, splendide ragazze che ballano e si divertono, i marpioni di turno che bevono litri di alcool per coprire con idiozia la loro idiozia. Musica altissima per coprire la loro multipla idiozia. Curve che fanno curvare l'immaginazione. Un sosia di Guetta venuto male che cambia dischi in continuazione come in preda ad iperattività. E tu sei lì che fissi il tutto con il tuo solito sguardo esterno dedito ai dettagli. Come se una plastica facciale di avesse mascherato l'emozioni per sempre. Momento di silenzio. Chiudi gli occhi sul serio. Eh..BOOM casa pieno di teenager in preda a voglia di fare casino, birre ovunque, vogliose che nuotano nell'alcool, canne che girano come benefatricci. Due amiche che ti fissano come a dirti ai qualcosa che mi appartiene. Un tiro tira l'altro bicchiere. Adesso a tutto preso il colore giusto. Ossi. Sul letto e adesso sai cosa regalarti per il 2011. Stanco e senza mutande ti alzi. Ray ban wayfarer di notte sbandando verso casa, l'ultimo tiro..Non sono solo uno stupido ragazzo..Bye Bye 2010 Fuck You Californication.

lunedì 20 dicembre 2010

Il gruppo

Polvere. Negli angoli era pieno di polvere. C'era solo musica. Alta. Blues vecchio stile. Una sedia di legno che ondeggiava piano, le mie gambe incrociate non lasciavano trasparire nulla, lo sguardo fisso. Nel nulla. Takeshi non muoveva nulla. Lì in piedi fermo immobile. Potevi pensare che fosse morto. E poi gli occhi di Kurt così azzurri da illuminare quella stanza buia e polverosa. La rollata finiva in fretta. Il tempo di dare due boccate e giù a rollare di nuovo. Il colpo previsto non era nulla di che. Niente di consono al solito della nostre operazioni. Una chiesa. Una croce d'oro. Via per sempre forse, oh forse era solo uno stupido rituale da fine corso, un rituale da gente che non parla neanche, comunica con gli occhi. Non eravamo terroristi. Eravamo religiosi alternativi. Un po' ladri, un po' politici. Insomma, nel 2010 chi è più un terrorista politico. Bisogna essere dei terroristi religiosi per fare colpo. No, noi eravamo solo dei ladri di sentimenti. Oh forse eravamo solo ladri di sintonie. Il prossimo colpo sarebbe stato d'effetto. In fondo un prete e poi così importante? Dipende da che prete eh. Guardatelo, li con il suo vestito che non cambia da migliaglia di anni, ma la stessa sete di ipocrisia. Non sono uno che giudica, sono uno che non ama essere giudicato. Nessuno della mia squadra ama essere giudicato. E se tu mi chiedi perché lo facciamo io ti dico una cosa sola. La più banale e la meno poetica. Io lo faccio per soldi. Io rubo, sequestro le persone, le uccido a volte. E lo faccio per soldi. Semplicemente per soldi. I soldi sono il motore di tutto. Una grande ruota che gira e l'acqua sono i soldi. Non sono semplicemente un'opportunista. Sono ciò che voglio essere. Takeshi e Kurt sono ciò che vogliono essere. Per noi non fa nessuna differenza. Noi mandiamo dei messaggi. Se non vuoi coglierli non coglierli. Io non voglio essere ne benedetto ne perdonato. Voglio scegliere di essere quello che ho sempre desiderato. La mia non è una scelta è una convinzione. Io nego di essere normale perché lo voglio essere. Non ho mai voluto dare molto peso al nome di un gruppo di ladri terroristi. Ma i miei due soci mi hanno fatto notare l'importanza di un segnale. Allora ho deciso che il nostro nome fosse un nome normale e che racchiudesse tutta la nostra importanza. Noi, siamo, Gli Efori. Siamo gli efori della società. Non possiamo cadere. Non perché siamo invincibili o perché siamo degli dei. Semplicemente perché non lo vogliamo. Siamo i messaggeri della volontà. Non ci state capendo più niente vero?. Sì è vero ho detto che lo faccio per soldi. E' vero quando mando un messaggio mi prendo ciò che posso e senza chiedere a nessuno. Perché i soldi servono. E non voglio spulciare qualche seguace con qualche stupida inventiva da setta da quattro soldi. Mi servono i soldi e li prendo e basta. Forse dovrei presentarmi. Ma a cosa servirebbe. Farebbe di me una stupida icona. Non amo le icone. Penso siano solo frutto della mente deviata. Io voglio che ciò che voglio mettere in risalto sia la vera icona. Quello che penso io lo faccio. Che sia all'interno degli schemi o fuori dagli schemi. Che appartenga a qualche spazio temporale o meno. Apparterra di sicuro alla mia esistenza. Voglio che chiunque sia sintonizzato con la mia mente capisca che quello che c'è dentro non è una ragnatela ma un oceano. Perché è nuotando che si è liberi. Nuotando nell'oceano più vuoto e pieno che ci sia. Non è seguendo un percorso. Eh no signori no. Se state pensando che il mio messaggio sia solo anarchia siete le persone più banali che io conosca, e vi consiglio vivamente di andarvi a vedere il film "The rocky horror picture show" per avere un'idea di quello che io stia dicendo. La società e sono una stupida riflessione sbiadita dell'illusione della perfezione. Una lettura distorta di quello che il nostro subconscio ci ha dato a disposizione. Non sono altro che il suono che entra nelle vostre orecchio. Gli occhi sono solo lo specchio più rotto che io abbia mai visto. Metteteci un riflesso che funzioni una volta tanto!. Il nostro prossimo colpo. Sarà il Vaticano. Ruberemo il 100% delle opere presenti nell'area denominata Vaticano. Uccideremo molti preti e vescovi e ne sequestreremo 33. Dopodiché daremo 33 giorni di tempo alle istituzioni più importanti del mondo per accogliere le nostre richieste. Saranno molto semplici e chiare. Vogliamo che tutte le televisioni radio e mezzi di comunicazione come internet e cellulari siano inutilizzabili da chiunque inclusi servizi segreti e di emergenza per 33 giorni. Inoltre tutte le persone dovranno aprire il loro armadio. Chi ha capito ha capito. Noi non diamo le informazioni in anticipo. Quello che ho appena detto accadrà il 31 gennaio alle ore 00.33 del 2011. Mi è scappata una risata sapete. Mi è appena caduta una goccia di senape sul pavimento polveroso. Non prevederemo proprio mai quando è ore di non pensare che una goccia di senape non causa danni irreparabili alla nostra sopravvivenza. Indossati gli occhiali da sole. Uscimmo da quella stanza. Dal New Hampshire a Roma sono tante ore di volo. Gli efori partono. E il sole cala nell'oceano. Imperterriti tentano di prenderlo. Non finiranno mai di volare.

mercoledì 17 novembre 2010

Ricordi notte

Le sue labbra. Erano orfane di una sconfitta. La sua lingua era veloce di esperienza, povera di retorica. I suoi occhi non lo erano affatto. Chiaro era il suo volto. Scuro il suo riflesso. Un immersione nella perdita di ciò che più umano non c'è. L'amore. Era solo un desiderio di non essere sconfitti. Poterla osservare. Non era romanticismo da strapazzo. Era il suo violino che suonava la solita vibrante emozionante....e malinconica sinfonia. Una fisarmonica ereditata, un talento mai avuto. Tu che cosa le puoi offrire che non sia talmente di così basso e infimo livello come te?! Il verde del tuo sguardo.

sabato 23 ottobre 2010

Futuro

Bene, il concorso è terminato un po' di tempo fa e il vincitore è stato informato. Ultimamente non sto scrivendo molto sul blog, ma non sto scrivendo molto in generale. Il mio mondo si sta capovolgendo e rigirando ogni giorno che passa e la scrittura è una fatica che il poco tempo che il mondo ha deciso di offrirmi viene prosciugato via da ciò che la popolazione chiama obbligo. La mia mente non riesce a produrre quando il ritmo diventa frenetico e quando le cose vanno all'apparenza bene la fatica è doppia. Vi lascio con due piccole creazioni che ho scritto nella notte prima di crollare davanti a 1984 di Orwell.

Ho voglia di chiudere gli occhi per sempre. Dormire per un tempo indefinito. Chiudermi nel silezio di sogni irrealizzabile. Nei colori di ambienti da cristalli. Acqua sul volto per far scivolare lentamente l'oblio della notte. Capelli di vita propria che lentamente scivolano sulla pelle. Musica e finestrino. N.E.R.D nelle orecchie, ricordi e film nella mente. Volgarità che scappano via per incomprensioni di paesi. Scuola, 6 ore di cultura trasformate in minuti di caos e perdita. Scoprire che si è troppo soli.

Stanotte sono scoppiato sono impazzito mi sono lasciato trasportare non ho voluto respirare non ho voluto la punteggiatura voglio solo un viaggio folle all'interno della mia mente. Lasciati andare sciogliti, su vuoi nuotare o vuoi volare ?. Sei solo un fottuto panino o un surrogato della società. Non cadere nel pozzo della banalità. Soldi. Baby don't hurt me don't hurt me no more. Discoteca anni 90. Successi alla Media shopping. Striscie di cocaina che volano via come mutande delle puttane. Un ballo sfrenato verso lo sfruttamento della società. Nirvana dei sensi, Nirvana nelle orecchie. Corde tirate allo sfinimento. Fucili puntati al volto. Salti dal balcone progettati. Un saluto di sfuggita al paradiso un drink al purgatorio e giù all'Inferno a fare i penitenti del cazzo. Un po' come la roulette russa un po' come Kurt Cobain un po' come Michael Jackson. La cecità. Mi basta l'udito posso scrivere ad occhi chiusi. Voglio urlare fino a morire come Orlando. Mi sono seppelito vivo. E allora urliamo
aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa. Dstop alla prossima.

venerdì 8 ottobre 2010

Chiavi.

Mi chiedo se sia normale capire che il mondo è un incubo e che dobbiamo svegliarci in un modo o nell'altro per scoprire la realtà. Musica forte. Potente. Sulla mia scrivania casse arancioni che pompano note su note, vibrando piano, un movimento quasi impercettibile. Voci di donne stupende. Mappamondo vecchio e impolverato, statuette colorate in un momento di follia, vecchi cartoncini che rappresento una fissa di vecchia data, una libreria impolverata. Fiammiferi, una fissa che fa paura. Narghilè. Bottiglia di Duff vuota. Un modem ricoperto da un sottile strato di tempo. Una web cam che mi fissa inerme. Sound sempre più psichedelico. Una candela che mi sorride piano. Un vico familiare. Una piccola cinquecento. Un cappello grigio che rappresenta l'avvicinarsi dell'inverno. Un pennarellone nero. 1080 HD. Mi basta il mondo così com'è, sporco e chiaro. Ho paura. Ricordi che fanno paura. Un passato che non ne vuole sapere di venire a galla. Paura di venire a contatto con ciò che si è dimenticato. Non ho un talento, ho una perdita. Dicono che i bambini che dicono le bugie migliori siano i più intelligenti. Io credo solo che siano i più deboli. Difenditi, non abbassare la testa come faccio io. Si accaniranno contro quel piccolo cartonato che sei diventato. Non è questioni di mani in testa, è questione di non perdere te stesso. Silenzio. Voglio solo che facciate silenzio. Ora tocca a me urlare, ma non sarà una delle vostre solite urla. Spacchero l'aria in modo che dovrete metterle dei punti. Sputerò al mondo. E poi riabbassero la testa per l'ennesima volta, dicendo che era stato qualcun'altro. Alziamoci in piedi. Piangete perfavore piangete. Non voglio più soffrire. Non voglio più che succeda. Non mi urtare, non mi urtare. Non più. Io invece ho voglia di ribaltare questo pezzo. Così come una calzino. Chi sei per dirmi cosa devo fare? Hai visto cosa mi hai lasciato. Siamo giovani, non dormiamo mai, corriamo liberi, è piano di belle ragazze. Su le mani!. Un tuffo in piscina (non tua) e il mondo vola via. Un viaggio che ti porta via, il vento negli occhi, verdi come smeraldi. Su andiamo. Tutti insieme ululiamo la nostra libertà. Non perdiamola mai. Vi voglio sentire con me. Vi voglio sentire ora. Sto per lanciare un fantastico contest per i miei folli e amanti del caos fan. Sotto questo post, voglio che mettiate un pezzo che esprima la vostra libertà. Chiunque voi siate, non voglio motivazioni ne citazioni. Voglio solo un vento di libertà che porta via. Ovviamente per non deludervi c'è anche un premio. Per il pezzo che reputerò il migliore, oltre a fama eterna e mio massimo rispetto (muhahaha), un pezzo in edizione limitata. Essì xD che potrà leggere solo il vincitore. Avete 10 giorni di tempo da quando questo post sarà pubblicato. Date libero sfogo alla vostra libertà. Boom. Californication è il King della libertà. Trovatene le chiavi. bye bye black bird

lunedì 27 settembre 2010

Momenti di rabbia che il cuore non sa tenere dentro

E mi chiedono di fare un tema di 15 fottute righe su "Siamo liberi?". Filosofia. E che cosa gli dovrei scrivere che siamo liberi? Che lo siamo davvero ?. E io come faccio a saperlo se siamo liberi. Non conosco me stesso, non conosco cosa mi circonda. Sento ascolto e molte volte non capisco. Non siamo liberi, niente è libero in questo mondo del cazzo pieno di sporcizia fino nel profondo. Non possiamo essere liberi. E come lo scriverò? E come lo farò capire alla mente di qualcun'altro senza cadere nel volgare più profondo, nelle viscere della mia pessima parlata. Sarebbe come spiegare ad un prete che Marilyn Manson non è il demonio. Dannazione ma chi siamo noi per giudicare e sapere se tutto quello che è successo è giusto. Basta voglio scappare non voglio provare a scrivere e poi porca miseria 15 righe che cosa sono 15 righe; Sono una cazzo di bacinella che dovrebbe contenere un oceano. Lerciume. Non so se avete mai visto Southland Tales, be la scena l'unica scena di un film indecente decente è quella dove Timberlake sogna. Ecco io vivo in quel sogno in quel maledetto sogno. Non sono libero, sono chiuso in una teca di maledizioni e impossibilità. Il mondo vuole istupidirci per riprendersi quello che la nostra ottusa e violenta intelligenza gli ha tolto. Ma sarà indolore come un bicchiere di birra. Pensare? ma che cosa dobbiamo pensare se a malapena riusciamo a guardare. Gocce, Gucci, velluto, acqua, vetro, suono e solo silenzio. Siamo liberi. E sai perché? Perché la morte è giunta alla nostra porta e si è presa ciò che quei due bravi ragazzi hanno concepito in una notte stellare. Ossi era stellare, il sole brillava e io ero innamorato e non avrei fatto nient'altro che l'amore dalla mattina alla sera. Sarà quello che avranno pensato? Cazzo se erano liberi loro sì che lo erano. E adesso andiamo a scrivere quello che ogni professore vorrebbe sentire. Puttanate.

martedì 14 settembre 2010

Chosen One

Tic tac. Piano. Calde e fredde insieme. Sono le gocce di sudore che scivolano piano sulla pelle. Spasmi di stanchezza e piacere. Cosa c'è dopo la morte? Non mi interessa. Lei sta piangendo? E' passato. Due corpi si possono trasmettere qualcosa? Certo. Non è semplicemente amore. E' lo scivolare piano su se stessi. E' navigare nel fiume di qualcunaltro. E' come immergersi in qualcosa che non è tuo. Senti il suo respiro così vicino che fai fatica a capire se sia il suo o il tuo. Non è il primo mattino e non è l'ultima sera. E' solo un momento un ignoto momento. Un perdersi definitivamente nelle sensazioni e nei piaceri del vivere. E' come veder sbocciare un fiore o nascere un bambino. Non è qualcosa di definito e neanche di astratto. E' solo qualcosa che le parole possono sfiorare ma non toccare. Quando finisce, il corpo è solo una batteria scarica. I pensieri volano.

For E with my heart for my life of sin

Macao

Svegliato. Finalmente, ho aperto gli occhi. Ho sentito vibrare le corde della mia chitarra. Ho aperto le porte del Paradiso e ho salutato l'Inferno. Ho cambiato la stagione dei suicidi, ho seguito percorsi tortuosi, ho superato le mie difficoltà. Sono ricco di parole e di venature. Che il gioco cominci.
Ninfe che danzano sotto la pioggia, uomini truccati e danzanti. Lo sballo di un gas a me sconosciuto. Un enorme vaso pieno di spiriti che fuoriescono da esso con soavi movenze e striduli grida. Io sono lo scrittore tu sei il lettore, qual è la differenza?. Credo di essermi perduto nelle mie immersioni. Di aver finalmente ritrovato me stesso. E' una corsa contro il tempo. Un tatuaggio che oscura una cicatrice. Un sentimento che inonda l'oceano. Una rabbia che distrugge una sofferenza. Sono il mostro che invade i tuoi sogni. Ho aperto i miei occhi nel momento in cui hai aperto i tuoi. Ho usato il tuo profumo come droga. Quel letto pieno di ragazze. Il mio risveglio che rispecchia il mio stato di onnipotenza debole. Quei testi che aleggiano nella mia mente. Il Diavolo che mi riempe di pop corn la bocca e Dio che mi fa bere la Coca Cola. Bacco è il mio solo Dio. Io apro gli specchi per scappare dalla mia oscura immagine. Un sorriso che infrange il fumo. Parole che si sciolgono riflesse sul ghiaccio. Fottuto Hercules. Il mio orecchio è quello di Van Gogh. E' tutto osceno è tutto cellula. Because I'm Back. La mia cicatrice è tornata. Californication è tornato. Il nuovo motto è Macao, perché la libertà è ovunque bisogna solo trasformarla. Io seguo la termodinamica.

sabato 4 settembre 2010

Inchiostro d'autore

1- Cocaine

If you wanna hang out you've got to take her out cocaine...if you wanna get down, down on the ground, cocaine....she don't lie, she don't lie, she don't lie cocaine. Sulle note di Cocaine di Eric Clapton, Jesus Crawford stava scrivendo il suo quinto libro, intitolato Fuck you God, un ode alla cattiveria di Dio, e al fatto di non portare mai fortuna. Jesus, ma come cazzo si fa a chiamare un bambino Jesus.
Jesus appunto se l'era sempre chiesto, una famiglia cattolica, conservatrice. E' incredibile come un'infanzia in Ohio a Cleveland posso essere rovinata da una schiera di mentecatti.
Ora i suoi unici interessi, erano il sesso, quasi compulsivo, a soddisfare ogni sua mancanza. Il suo macbook air, per scrivere i suoi fottutissimi libri, cazzuti arrabbiati, proprio come piace alla gente. E ovviamente la marijuana e la cocaina, servivano a fargli capire quanto era bello il mondo, visto con gli occhiali da sole.
Aveva cominciato a scrivere a New York dopo aver vinto una borsa di studio a 16 anni. Era scappato subito nella città degli artisti, se l'era sentito subito, che quello era il suo futuro. Dopo il suo primo libro, si era fatto conoscere e il salto al vero regno degli artisti era stato breve.
Ora c'era Venice, Los Angeles, casa normale, amici poco normali, tanta apple quanta droga.
Le pareti erano ricoperte di disegni di Keith Haring, ovviamente riprodotte, ma l'effetto era da paura. Il disordine era padrone e Jesus era padrone del disordine.
Inoltre, pacchetti e pacchetti di sigarette di Malboro ovunque.
Lo so sembra pieno di difetti ma Crawford era qualcuno da rispettare, amare e venerare. Successivamente odiare.
2- Suicidio
Svegliarsi al mattino sotto al peso delle birre, rimane sempre brutto.
Odio quando mi alzo e ci sono una serie di cose da fare, sono così tante e noiose, che penso potrei continuare a dormire fino all'ora di pranzo.
Già amo dormire fino allora di pranzo, mi alzo mangio, guardo un film, fumo un po' di sigarette, bevo qualche bicchiere, esco, trovo una tipa, scopiamo e torno a dormire. Fantastico. L'unica vero casino è quel cazzo di editore, lui vuole sapere sempre tutto, senza sapere un cazzo, crede che il mondo giri intorno a quel bel vestito elegante che si ritrova. Io me ne frego alzo il volume dei Rolling Stones, vado davanti al poster di Keith Richards e mi metto a cantare sympathy for the devil, Jagger mi farebbe un baffo.
Trovo che la vita si buffa, divertente...no non è vero è anche relativamente noiosa.
Meglio divertente o noiosa? Divertente. Il meglio del meglio è anche il porno su internet. Mi ricorda che posso anche usare le mani, prima di dover uscire.
Mi ricordo mia madre, “ Dovrai sempre evitare il preservativo, dio non vuole, è per il sesso facile “. Vaffanculo, a quest'ora avrei aids e malattie di ogni tipo.
La faccenda più scocciante però è il dannatissimo libro da finire. Non ho idee, non ho un cazzo. Ho solo i porno, pizza express e starbuck's.
Usciamo, quando esco le maggiori attività sono: cercare ragazze, andare dalle solite, oppure andare a farmi un drink con il mio migliore amico, Christian Durant, produttore musicale californiano. Pieno di soldi, ragazze e droga penso sia per questo che è il mio migliore amico.
Opto praticamente sempre per la scelta di uscire con lui, ma è tutto per trovare una ragazza e parlare di musica.
Una volta arrivati al solito locale si comincia sempre per parlare.
“ Cazzo Chris ma la devi smettere, mi farai diventare un dipendente di questa merda”. “ Lo sei già, anche senza il mio aiuto haha”.
Il sottofondo era Kid Rock, con America Bad Ass. Cavolo troie che ballavano, Kid che urlava, io fatto di cocaina in un modo assurdo, dovevo scrivere. Presi il mac e cominciai a buttare giù parole che era una bellezza, scorrevano meglio di un fiume in piena, piene di rabbia, odio, amore, strazio, comicità, assurdità. Era veramente una bellezza, una versione porno soft rock della vita, esattamente come non avrei voluto, e continuavo, sniffavo scrivevo. E porca troia una sotto il tavolo mi stava facendo un fantastico pompino, questa sì, che era vita.
Tornato a casa a fatica, fatto da paura e con il mac pieno di vita, avevo bisogno di musica rilassante. Corsi all'enorme impianto stereo della JBL collegato al mio ipod touch e cominciai a cercare una song. Mentre vedevo solo le parole correre, schiaccia quasi a caso, parti anybody seen my baby dei Rolling Stones, crollai sul divano immerso nella magia delle visioni.
Una grossa melma girava intorno a una madre natura accaldata, colori psichedelici tutti intorno, aria pesante di fumo e Mick Jagger che allungava insieme al coro di vedere tutti insieme la sua ragazza. Era come capire quanto facessi schifo e pietà, sapevo che tra poco quel sogno afrodisiaco si sarebbe trasformato in disperazione, ma io lo volevo, non c'era uscita. Ripresi il mac, scrivevo tutto quello che vedevo e facevo capire ai suoi prossimi lettori, quanto sarebbe stato dannoso, ridursi come me, vedere che chiudendo gli occhi il sogno era ancora più vivo, ma che allo stesso tempo la mia vita era un'illusione viva cruda. Bellissima. Quasi infinita.
Una volta finita la canzone. Capi che dovevo cambiare capitolo, si sarebbe passati dal capitolo psichedelico, al capitolo triste, l'ipod era già cambiato, 30 seconds to mars, the kill.
Ero crollato, mi sembrava che il mondo finisse, che io finissi, che non ci fosse un dopo, ero vuoto,spossato. La testa era piena dolorante e urlava quasi come Jared Leto. Andai nel letto e cominciai a piangere come un bambino, quel bambino, che aveva sofferto, si era chiuso si era ribellato e aveva perso. Questo non è amore, quella non era una famiglia, voglia di cadere e non rialzarsi, voglia di vedere il tutto finire, solo per dire che avevi ragione, che le loro imposizioni le loro decisione ti avrebbero portato all'esaurimento. Ero impazzito, sudavo, piangevo. Alzandomi, andai all'ipod, ma in quel momento, parti teardrop dei massive attack. Camminavo verso la cucina, lentamente, bevevo jack daniel's come fosse acqua. Avevo tirato giù qualche pastiglia, non so neanche di che cosa. Mi ero acceso una sigaretta, vedevo le farfalle, nere e oscure...la vita mi stava abbandonando e adesso fare il ribelle, non sarebbe servito, dovevo alzarmi chiamare aiuto, ma era quasi come se mi stessi autodistruggendo, vidi il coltello, lo presi, cominciai a fare dei tagli, su ogni braccio, ero talmente fatto che non sentivo il dolore, volevo solo morire.. La vita ormai mi aveva abbandonato.
3- Ritorno in grande stile
Mi svegliai all'ospedale, ero in un letto e vicino a me c'era Chris.
“ Ma che cazzo mi combini, ero venuto a vedere come stavi e ti trovo sul punto di morire, ma brutto figlio di puttana non farmi mai più uno scherzo del genere!”. Lo guardai senza rispondere, ero stanco e anche i miei tristi occhi verde azzurri lo erano. Ordinai a Chris di mandarmi in una clinica, dovevo uscirne, una volta per tutte, e soprattutto, volevo cambiare del tutto il mio stile di vita.
Dopo essermi ripreso dalle ferite, andai in un centro per drogati a riabilitarmi, dopo la difficile riabilitazione, ero diventato molto più magro e in forma. I miei lunghi capelli erano decenti, e la barba incolta non era niente male. Andai a tatuarmi una stella sul gomito destro, che segnasse la mia rinascita, poi un piccolo ombrello sull'anulare sinistro, così senza un preciso motivo. Fantastico, ora ero veramente pronto, tra l'altro avevo già un tatuaggio sul braccio sinistro con scritto rock = who and rolling stones, everything else is boring. Ora ero a quota tre tatuaggi, figo.
Ero pulito, mi sentivo veramente bene, stavo girando per i canali di venice, con i miei lunghi capelli a muzzo, barba incolta, improbabile maglietta di Keith Haring, jeans, vans colorate e occhiali da sole, una tracolla e sfoggiando i miei nuovi tatuaggi, anche se le cicatrici dei tagli facevano la loro parte, purtroppo.
Non scrivevo da un sacco, era ora che mi rimettessi all'opera, ma su qualcosa di nuovo, avevo buttato via ogni ricordo dell'inizio del quinto libro, pieno di droga nelle sue idee. Volevo scrivere un libro nuovo, un libro che parlasse di una relazione, burrascosa e libera, un racconto alla Bukowski, ma ancora più aperto, ma per cominciare dovevo lavorarci su. Seriamente.
4- Vita da artista
Venice era una parte di Los Angeles troppo artistica anche per me forse. Gli artisti sono ribelli dentro, hanno bisogno di fare casino, è nel loro sangue.
Il successo è una conseguenza, nella mia carriera c'era stato tutto, successo, sballo. Tutto questo non comportava più nulla, stavo cercando una dimensione, forse l'avevo trovata, sono sempre stato felice, ma adesso lo ero per motivi semplici, mai per esagerazioni.
Passeggiare è una grande cosa, è incredibile quanti dettagli puoi notare. Avevo cominciato a correre per rimettermi in forma, ipod a palla nelle orecchie e grandi corse. C'erano ragazze bellissime, eppure non ne vedevo una che mi dicesse qualcosa, stavo cercando qualcosa di diverso.
Avevo cominciato anche a esplorare di nuovo la scrittura, mi ero messo all'opera di: “vita da colorare”, era bello, diverso mi soddisfava.
Intorno a me c'era la musica a fare da padrone e soprattutto la possibilità di nuotare al mare. Adorava fare surf, cavalcare le onde e vivere veramente. Cavolo che vita spettacolare.
Certo ultimamente il mio agente era preoccupato, ma volevo stupire tutti con il mio nuovo libro, penso che nella storia fosse possibile notare il cambiamento chiaro e forte che era avvenuto dentro di me. Stavo cominciando anche a conoscere persone fuori di testa.
C'era Keith Andersen, era un folle, pittore californiano semisconosciuto, faceva dei dipinti pazzeschi, era un'esplosione di colore, ne andavo matto. Keith era un tipo assolutamente fuori dal comune, ascoltava musica di ogni tipo, si vestiva in modo talmente folle che in confronto Kurt Cobain sarebbe stato un dilettante. Inoltre aveva solo 19 anni, acne a lasciare le prima cicatrici, capelli biondi di un giallo limone, e degli occhi azzurri da far spavento, un vero artista.
Lui mi aveva fatto capire il vero valore dei colori, aveva il pieno controllo, poteva prendere contenitori di vernice e sbatterli contro il muro e non sarebbero stati in disordine.
Andavo a casa sua, un appartamento molto grande a Venice acquistato da suo padre, che era un importante banchiere, e cominciavamo discussioni incredibili su quale poteva essere la più grande band di sempre ma alla fine eravamo sempre contrastanti. La musica non poteva racchiudersi in un solo grande gruppo, troppe sfumature e troppe persone.
Keith possedeva anche una vastissima collezione di Rolling Stone, la bibbia del Rock'n roll, ne aveva tantissimi, mi piaceva un sacco leggerli, c'erano interviste di tutti i tipi e generi, una goduria.
C'erano dei giorni che mi sdraiavo con lui nel suo giardino a prendere il sole ascoltando cd dei Nirvana, per parlare di problemi e grandi rivoluzioni di cui aveva il mondo. Secondo noi il mondo ormai aveva perso la vera cultura. Ma le rivoluzioni non arrivano mai quando le persone sono contente del loro mondo. La gente era solo brava a parlare e quindi niente sarebbe cambiato. Forse era quello che ci meritavamo.
Keith Andersen non era l'unico mio nuovo amico, nell'ultimo periodo avevo anche conosciuto William Scott, un giovane poeta appassionato di cinema come me.
Eravamo entrambi fan sfegatati della stella oscura del cinema Heath Ledger, e passavamo interi pomeriggi a parlare di cinema. Oppure direttamente gustandoci un bel film d'autore.
A volte uscivamo tutti insieme, io, Keith e William, io e Keith a caccia di ragazze interessanti, William ci accompagnava per amicizia, perchè lui la bella ragazza ce l'aveva già, si chiamava Michelle ed era una bellissima ragazza di origini francesi che faceva la giornalista a Los Angeles.
I miei pomeriggi passavano così, tra giri con i miei amici artisti oppure a scrivere Vita da colorare, il che era molto bello. Ma c'era qualcosa che stava per arrivare.
5- La solitudine bruciata
La solitudine era un tema fisso nella mia mente. Sarei stato volentieri da solo per un po', ma ho sempre avuto paura che il mondo mi rilanciasse indietro. Ma ripensandoci credo di essere già stato solo senza rendermene conto. Il mondo ti manipola come se stessi veramente in mezzo a tutti, ma sei solo dentro, sei solo davvero. Ho sentito musica, letto libri, ma niente sulla solitudine è veramente onesto. La mia vita è sempre stata un mare di falsità, amici che vanno e che vengono, ma che non ci sono mai stati. Voglio andare via e capire se ci sono stato sul serio, vorrei sentire qualcuno che mi cerca, qualcuno che mi desidera.
Essere soli non è mai bello. Soli veramente. Ho ascoltato Rocketman di Elton John un sacco di volte in questi momenti, lacrime ecco cosa ho trovato. Non sono mai stato così, adesso sono felice ma solo adesso guardo a cosa sono veramente. Il vuoto. Sono un Rocketman che vaga nel mondo alla ricerca della vera felicità. Vorrei un'amore anche non facile pieno di difficoltà, ma vero.
Vorrei non potermi illudere. Vorrei che tutto fosse più semplice e che le difficoltà sparissero per una volta. Vorrei leggere sul mio corpo i segreti, vorrei aprire una scatola e sentire il profumo di vita, vorrei sentirmi vivo, vorrei trovare un arcobaleno di sogni, vorrei scalare i desideri.
Forse sto solo delirando, ma mi manca qualcosa, mi manca l'amore, degli amici e quello vero e puro. Il mondo è privo di queste cose ormai, non ci crede più nessuno.
Prendo sempre una bottiglia di whisky in questi casi. Bevo e non ci penso più. Ma adesso voglio pensare, capire perché sono così debole, perché così veramente solo.
Ho voglia di sorridere ma non ci riesco, non so neanche perché.
I colori non sembrano più caldi e il freddo cala nella mia mente.
Se penso adesso potrei trovare persone che sono davvero mie amiche, ma se guardo prima il vuoto.
Inoltre non ho una relazione seria da sempre, il mio mondo non lo ha mai permesso. A volte ci soffro.
L'America non ha mai offerto uno sfondo per i miei pensieri. Il suo pensiero in generale è folle ma si basa su basi false come lei.
Bere mi rende sempre pensieroso, psichedelico, purtroppo...
Sono andato in un prato mi sono sdraiato e ho guardato il cielo, così scuro e stellato, un mare di piccoli zuccherini su un enorme torta.
Quanto siamo piccoli e insignificanti, ci sono cose che facciamo che fanno davvero schifo, davvero schifo.
Il mio cuore è sempre stato un ammasso di carta mal risposta, dove desideri e necessita non sono mai andati d'accordo. Forse dovrei mettere ordine anche lì.
L'ipod gira, la musica invade la testa, Mick Jagger entra nei miei timpani come si sentisse a casa.
Sembro un folle, cappelli sparsi in ogni direzione, barba incolta, bottiglia di whisky in mano, jeans strappati, una scarpa di un colore e una di un altro, che barcollo con l'ipod nelle orecchie verso la metà della disperazione.
Sentimenti che affiorano e volano via. Il tempo sembra non passare mai, le strade sono infinite. Mentre camminavo in questo stato, trovai un posto incredibile, un vecchio canale di scolo, dove alk proprio interno dei ragazzi skeitavano indisturbati. Mi sedetti sul vecchio ponte che passava di sopra, gli osservai per ore. Era fantastico, erano così felici, perfetti, nel predicare la loro arte. Continuavo a bere e a sentire musica, ma le immagini erano sempre chiare e perfette, non crollavo mai, avevo capito cos'era la vera felicità.
Ero tornato a casa e avevo preso il macbook e mi ero messo a continuare il libro, le parole uscivano che era una meraviglia, i ragazzi continuavano a skeitare felici, anche se alcuni curiosi avevano cominciato a osservarmi con divertito sospetto. Ero completamente perso nella scrittura quando un ragazzo si avvicino a me. Era un tipo strano, capelli lunghi, cappellino, faccia poco sveglia e vestiti da skater. Mi si avvicina e mi chiede se sono Jesus Crawford, gli rispondo di sì, lui impazzisce. Cominciamo a parlare, all'inizio sono scocciato, odio che qualcuno mi interrompa mentre sono intento a scrivere, ma questo tipo è sveglio, è incredibile mi conosce alle perfezione e non sconosce solo me. Dice di amare la lettura, anche la scrittura. Parliamo di musica, d'arte, di ragazze, parliamo di tutto. È pazzesco, mi sembra di parlare con un me stesso più giovane e anche più furbo. Trovo assurdo come il parlare con lui avesse spazzato via la depressione da solitudine, era bravissimo, grande amante di Pete Doherty, amava fare skate, per la solitudine del momento.
Si chiamava Kevin, era veramente un grande, dopo quella sera avrei cominciato a frequentarlo seriamente, aveva anche un sacco di amici come lui. Ma neanche lui era la novità più grande.
Quella notte dopo essere tornato a casa mi ero messo di buzzo buono e avevo finito il mio libro.
Avevo stampato il tutto, ed ero pronto a lasciarlo al mio agente, eppure non so neanche perché, accesi un pezzo di carta e diedi fuoco al tutto, a tutto il libro, non so se fosse follia del momento, follia di me, ma era pazzo eppure non mi sembrava di aver perso niente, avevo bisogno di un momento di pausa anche dalla scrittura e questo gesto serviva a farlo capire a tutti, probabilmente anche a me.

Tre storie tre nuovi post

Quelle che ho pubblicato stasera erano tre storie cominciate e mai finite, non sono in ordine cronologico perché l'ultima che ho scritto è Suicide Season che è la continuazione di Nightmare il precedente post che avevo messo. E' anche la migliore secondo me. Le altre due storie sono improvvisazioni.

Nella mente del demone

Il risveglio è sempre la parte peggiore. Dormi poco. La vita è assolutamente stressante. Voglio dormire ma non posso, le anime chiedono vendetta. Quando non dormo, osservo i miei tatuaggi, chiedo loro cosa pensano di me, nessuna risposta. Ho ucciso cinque persone ieri. Sento ancora le loro grida, poi silenzio. Sai che in realtà non sono ancora completamente morti. Li guardo negli occhi fin quando la pupilla non si dilata. Il sangue che cola giù dalle loro gole, penso che sono una persona ignobile, la cosa non mi tocca, ho perso i sentimenti tempo prima. Non so perché sono vivo, evidentemente, sono una persona che sa sopravvivere. Non credo in dio, sono tutte stronzate per coprire le debolezze dell'uomo e ricavarne qualcosa. Tutti ricaviamo qualcosa, siamo sempre in grado di ricavarne qualcosa, se potessero farci pagare l'aria, lo farebbero. Io uccido, ognuno si trova qualcosa da fare, io uccido, non lo trovo divertente, ma non mi fa neanche ribrezzo. E' come immergersi nelle oscurità dell'oceano, andare sempre più in fondo, sai che non tornerai indietro, non ce la puoi fare. Poi torni su, ma quando sei quasi fuori manca poco, sei all'apice delle forze, raggiungi un orgasmo interiore, sparisce tutto, buio, nefasto, vuoto. Provi questo a uccidere le persone. Non so se ne ho veramente bisogno. Sono ricercato ovunque ma, ho un dono. Non mi prendono non ce la fanno, non sospettano minimamente di me. Sono solo un semplice impiegato in un centro di scommesse. Certo non sono un tipo che passa inosservato, ho tatuaggi su tutte le braccia e sul petto e anche sul collo. Però chi viene a scommettere non ci fa caso. Anche perché io uccido sempre in posti lontani. Ho una casa piccola, impenetrabile, è colorata di blu scuro, molto luminosa. Sto sempre qui sul divano a leggere, oppure guardare la televisione, oppure fare da mangiare. Devo tenere sempre la mente impegnata. Loro mi guardano, sono gli unici a sapere che sono stato io. Uso una maschera. Ma ho gli occhi sempre ben visibili. Voglio che vedano i miei occhi. Voglio che mi maledicano. Non ho paura di essere preso, anzi ne ho ma ho paura ad ammetterlo, se lo facessi non riuscirei a continuare. A volte mi chiedo perché ho cominciato a uccidere. Non mi do molte risposte, odio qualunque ricordo, odio il passato, cerco di comprendere il presente, penso troppo al futuro. Una volta mi sono fermato, non riuscivo a ucciderlo, era lì fermo, e non riuscivo a farlo fuori. Come fai quando è così. Non lo so continuavo a guardarlo, alzavo il coltello e niente. Ad un certo punto mi è salita la rabbia, non deve succedere, rischi di fare errori gravi, ho preso un'ascia che avevano in garage e l'ho colpito in mezzo alla testa, ho fatto un casino perché il sangue è schizzato ovunque. La sera ho pensato tutto il giorno a quello sguardo. Ho capito perché non l'avevo ucciso. Non aveva paura, nessuna. Ero io ad aver paura di lui. Da quel momento non è mai più successo, ma lì ho capito che non ero invulnerabile come credevo. Ora devo risposarmi fermare questo vortice che mi opprime la mente, non lo sopporto più.
Il mattino è più semplice, mi sveglio vado al lavoro e non penso a nulla, solo a osservare lo schifo che mi circonda. Gente che fuma, drogati, oppressi dai debiti, oppressi dalla vita. Famiglie che vanno a rotoli, rapporti tenuti insieme da inutili marmocchi non voluti. Il mondo è carico di odio, l'uomo non è una persona in grado di convivere. Ha bisogno di distruggersi a vicenda, per vedere fino a che punto può arrivare. Io gli do solo una mano.



Parte 2

Silenzio, troppo. Ascolto molta musica, trovo che il silenzio sia fastidioso a volte, non riesco a non pensare se c'è silenzio. Inondo la mia testa di urla strazianti di notte e di giorno. A volte è colpa mia a volte è colpa dei cantanti. C'è sempre poca differenza. L'altro giorno leggevo un articolo su un mio omicidio, un'ennesima scomparsa, i federali non cominciano ancora a collegare le scomparse, ma manca poco. Il mio, non so come chiamarlo, non è un gioco, non è un hobby, è un modo per andare avanti. Presto dovrò usare ancora di più la testa e dovrò limitare al massimo i momenti di silenzio, più si avvicina la paura, più viene fuori la rabbia, più sbaglio, e non sono ammessi errori. Non ho mai amato molto l'amore, si oddio mi piacciono le donne, ma ho perso i sentimenti anche per quello. Al lavoro oggi avrei voluto uccidere una decina di persone e mentre riflettevo sul come fare, un assiduo scommettitore mi si piazza davanti e comincia a urlare che ha perso, ha perso tutto. E lì per lì ho pensato, adesso lo ammazzo. Poi ho pensato no non ha senso buttare via tutto così.
Stasera ho capito che se continuo così non verrò mai preso, devo fare qualcosa di interessante devo uccidere qualcuno difronte ad un poliziotto, o qualcosa in pieno centro città. No, cosa sono diventato non ha senso, non devo pagare pegno in questo modo. Il pensiero di uccidermi, passa soave nella mia testa, c'è un coltello. Come potrei?! Gola? Oppure piano taglio su taglio, per dare alle anime lese, un po' di pace. No voglio lasciare questa melma senza traumi, senza sangue. Una volta sceso al mare gli scogli sono così alti, per giungere nell'acqua senza fare un volo mortale, bisogna scendere come uno scalatore scende da una rupe. Poi è tutto così bello, attacchi il masso al tuo corpo e ti butti in acqua. Scendi, sempre di più, i polmoni cominciano a soffrire, non vedi nulla, e poi arrivano tutte assieme, bianche, e poi c'è lui i suoi occhi. Piangi. Hai ancora paura di quegli occhi, tuo padre, ti guarda ancora, ride sa che dopo il male che ti ha fatto, era normale, ti ha perdonato è ora di rivederlo per chiarire. Ma poi capisci, non c'è un posto per rivederlo, e la tua anima ti lascia mentre il tuo corpo la saluta e si accascia sul fondale. E poi è solo ombra.

Suicide Season

Caffè di mattina, vuol dire che ho dormito troppo. Cavolo di vestiti e come cercare nell'oceano un ago. Alla fine esco sempre con una stupida t-shirt e un paio di jeans rotti, tanto per uno che lavora alla Starbuck's non ci sono molti problemi sull'abbigliamento. Lavarmi i denti stanca quasi più il mio braccio che fare sollevamento pesi. La mattina è sempre così frenetica. Accendo la tv è il massimo che riesco a vedere è un paio di tette coperte che ballano di una poveretta che cerca di convincermi a comprare la sua pedana rilassante, ma vaffanculo. Esco per andare a lavorare e mi accorgo di non avere un centesimo, vado al bancomat per prendere un po' di soldi e lui si mette a ridere, non è divertente. Quando arrivo a quella cavolo di caffetteria e vedo l'enorme massa di clientela che non aspetta altro che rompermi i coglioni decido che quel giorno è un giorno di merda, e la cosa non è positiva perché vuol dire che tutto l'anno è un giorno di merda. Figo. Dopo 8 ore di lavoro ininterrotto decido che è ora di tornare a casa, il mio capo però ha un'altra idea, pulire i cessi, quanto amo quell'uomo. Comincio a pensare che avrei dovuto laurearmi, sono senza soldi, vivo in una casa che è una beffa chiamare casa, lavoro in un locale talmente affollato che mi sembra sempre di lavorare allo stadio prima della partite. Il mio misero stipendio se ne va tra affitto, cibo, tabacco da rollare e qualche film da affittare. E si lo so che lo state pensando, sono uno sfigato del cazzo, avrei dovuto laurearmi l'ho sempre detto. Ma cazzo giocare al computer e uscire con le fighe era molto meglio no? Certo finché non ho avuto 22 anni e non un misero soldo, i miei hanno deciso che dovevo cavarmela da solo e mi hanno mandato a fare un giro, non hanno più riaperto la porta. Non mi sento uno di quei cazzo di incompresi per carità, so perfettamente di essere un fallito anche senza che lo dimostri alla società, insomma che cosa può sperare di fare un poveretto che lavora in una caffetteria tutto il santo giorno, che vive nel peggior quartiere della città dove ci sono più prostitute che donne e più crack che pane. Ma forse ho ancora qualche speranza insomma la mia vita è pur sempre dignitosa non ho bisogno di chiedere prestiti, mi faccio un tatuaggio ogni tanto, dormo sul divano d'accordo..Ok è una poltrona e allora?..Sì la mia vita è uno schifo avete ragione.
Eppure ci sarà un cavolo di motivo per cui debba alzarmi la mattina e andare a lavorare no? No non c'è ed è proprio per questo che ho deciso di andarmene da questo schifo di posto una volta per tutte, il bello è che ho soltanto il mio ultimo stipendio (600 dollari) una maglietta, un paio di jeans e delle Vans che se non fanno la muffa probabilmente si sciolgono, un paio di sigarette rollate e una bici. Ok in bici non posso andare lontano ma probabilmente in autobus sì, su è ora di partire ragazzi, a che scemo, mi chiamo Damien, che nome da sfigato.
Il primo autobus per Louisville è un vero schifo, ore di viaggio dormite in luridi prati, e alla fine mi trovo a vagare nel Kentucky senza una cavolo di meta così a piedi con il mio cavolo di zaino una manciata di dollari e dei capelli che diventeranno rasta talmente sono poco pettinati. Sono a Hodgenville la città che ha dato i natali ad Abramo Lincoln mica uno scemo qualunque. Peccato che in città non ci sia assolutamente niente, solo qualche gadget del vecchio presidente e qualche scemenza per turisti ricchi e stupidi. Dopo aver trovato lavoro al Kentucky Fried Chicken, la catena di pollo fritto più famosa del mondo, affitto un piccolo appartamente scricchiolante a Louisville in uno dei quartieri più vecchi della città. Arrivato esausto dal mio primo giorno di lavoro mi sdraio sul freddo pavimento del mini monolocale che ho affittato, continuo a sentire scricchioli in continuazione ma penso siano i topi e gli altri inquilini, finché un fortissimo rumore dalla parete non mi sveglia di soprassalto dal mio quasi sonno sul lurido pavimento; fortissimi colpi provengono dalla parete che da sull'interno del palazzo, l'unico problema è che l'appartamento di fianco è completamente disabitato. Mi avvicino piano, sono nettamente spaventato ma cerco di trattenere la mia paura per non andare in crisi. Ad un certo punto un terribile suono di lamiere che sfregano mi sfregia i timpani e sono costretto ad accasciarmi a terra. C'è qualcosa di liquido sul pavimento, lo sento sulle labbra un sapore orribile. Mi alzo. Un lago, un fottuto lago di sangue che fuoriesce dalla parete. Svengo. Benvenuti nell'inizio del mio incubo.





E' come svegliarsi in un piscina piena d'aria, sei sospeso ma allo stesso tempo hai l'impressioni di affondare da un momento all'altro. Non so se sono fatto o cosa, non so se sono morto, o se questo è solo un orribile sogno. Ho veramente paura. Non riesco a muovermi. Non sento nulla che non sia dolore o confusione. Ad un certo punto una figura si avvicina verso di me. Cerco di scappare ma niente sono immobile. L'uomo è giovane avrà una ventina d'anni, è ricoperto di tatuaggi e ha i capelli parecchio lunghi. Mi sorride. Sto sudando. Parte In the air tonight di Phil Collins. Ma che cazzo c'entra?!. E lo stronzo continua a ridere, mima il suono della batteria al momento del ritornello esattamente come Tyson in una Notte da leoni. Credo di essere impazzito. Continua a osservarmi e sono sempre più agitato. “ Ciao”. Mi dice ciao cazzo. “ Ma chi cazzo sei ? “. “ Sono semplicemente la tua mente “. Ok sono ufficialmente pazzo. “ Decido io cosa fai, cosa vuoi fare o cosa non vuoi fare, cosa vedi o cosa non vedi, il sangue di prima? Io. I rumori ? Io. Eh già sono completamente magico. Non è una cosa molto divertente perché sono nel tuo corpo di merda, ma bisogna accontentarsi”. Ma secondo voi è normale che io stia parlando con la mia mente? Cioè sono pazzo, sclerato, povero in canna, ma questo cazzo. “ Comunque il mio corpo non fa schifo stronzetto “. “ Certo...Tra l'altro credo di doverti dire perché stai parlando con me. Bé è molto semplice, ho deciso di dare una svolta alla tua vita del cazzo, voglio che tu diventi il miglior uomo di questa fottuta terra, ti darò tutto quello che hai bisogno, intelligenza, bellezza, soldi. Sono senza limiti ricorda “. Ammetto che la cosa mi intriga, ma sono sempre più convinto che questo sia un sogno un maledetto e stranissimo sogno. “ Ok amico piantiamola con le stronzate, su dimostrami che non sto sognando e che puoi farmi diventare come dici. “ “come desideri, chiudi gli occhi”. Appena chiusi gli occhi mi sentii trasportare da un vortice terrificante, era fortissimo e tutto era colorato. Appena gli riapri mi ritrovai sul palco di un concerto di Marlyn Manson. Ero sul palco che saltavo insieme a lui mentre urlava il ritornello di mOBSCENE. Mi butto in mezzo alla folla che mi fece scorrere sulla loro braccia, c'era un rumore assurdo e lui urlava, tutti urlavano e io venivo spinto di qua e di la dalla folla, era completamente assurdo ma sembrava così vero. Quando mi rimisero giù stavano per cominciare a pogare, e io ero in mezzo e quando mi girai per evitare uno spintone, mi trovai difronte la mia famosa mente, rideva come un pazzo: “ Allora che ne dici ti sembra abbastanza realistico?!? “. Cazzo se lo era. Era fantastico. Chiusi di nuovo gli occhi. Quando gli apri lentamente, sentivo di sottofondo Personal Jesus, ero seduto in una sorta di trono, difronte a me c'erano le ragazze più belle che avessi mai visto che mi ballavano davanti, difianco a me la mente. “ Chiamami pure il tuo Gesù personale haha. E questo è solo l'inizio, il mondo sarà nostro, goditi le mie amiche, haha “. Ammetto che la risata era relativamente spaventosa, ma infondo le sue amiche non erano niente male. Un vortice di sensazione che solo la droga sapeva dare mi prese all'improvviso, c'erano luci psichedeliche dappertutto e mi sembrava di essere fortissimo, una nebbiolina era tutta intorno a me, dalla terra spuntavano teste delle persone che più mi avevano maltrattato, le guardavo, godevo nel vederle soffrire. Contemporaneamente a questo mi trovai in bocca la miglior sigaretta rollata che avessi mai fumato, e le ragazze mi sfioravano il corpo in modo incredibile, era un mix di sensi senza precedenti. “ Allora pensi che questo possa soddisfarti? “ Diceva con aria beffarda. “ Sì “. “ Devi solo mettere una firma qui. “. E all'improvviso una cartuccia mi si conficco nel braccio riempendosi di mio sangue e andò ad infilarsi nella stilografica che il mio Gesù personale teneva in mano, in preda all'eccitazione, firmai. Mai chiudere un contratto con il diavolo.
Chiusi un'ultima volta gli occhi. Un altro vortice mi prese e mi porto in un orribile cimitero. Noi non dormiremo mai. Questo urlavano. Dei pazzi esaltati che saltavano davanti a me. Il Diavolo sorrideva davanti a loro. Volevo andarmene non volevo unirmi a loro, ma ormai avevo firmato. All'improvviso un rabbia terribile mi prese, senti le vene pompare e comincia a saltare. Ero diventato suo come lui aveva desiderato, mi aveva tentato ed ero caduto. Ci fu una pausa una lunga pausa, il Diavolo si avvicino a me, mi guardò in faccia e comincia a urlare trasmettendomi una sorta di demone che mi entrò in gola. Vidi che non controllavo più i miei movimenti. Chiusi ancora gli occhi. Cominciai a cadere sentivo che cadevo ma non capivo. Aprì gli occhi. Stavo cadendo sui grattacieli di New York. Non sapevo cosa fare cercavo di divincolarmi di non andare a schiantarmi. Andai dritto contro l'asfalto. Non credevo ai miei occhi. Ero come sospeso ad un centimetro da terra, sotto di me, la mano del Diavolo mi sorreggeva dal terreno.
Scosso e spaventato cominciai a camminare per le strade di New York, ma era come se qualcosa mi stesse guidando, guardai verso l'alto e cominciai a vedere un sacco di corpi che cadevano al suolo, cadevano e si schiantavano tutti per terra, la gente urlava, tantissimo sangue per le strade, macchine distrutte dalla gente che cadeva, ossa, pezzi di carne. Era la scena più terrificante che avessi mai visto, poi apparve lui dietro di me sussurrandomi nell'orecchio solo due chiare parole, Suicide Season, continuava a ripeterle e la gente urlava. Io piangevo non sapevo cosa fare, mi inginocchiai, lui mi mise una mano sulla spalla, i corpi smisero di cadere, la gente non smise di urlare. Era iniziata la stagione dei suicidi.
Mi reggevo a stento in piedi, volevo chiedergli perché, volevo una risposta. Perché tutta quella gente morta? Perché?. Forse non c'era risposta, forse era solo un suo folle desiderio e io ero solo un suo fottuto divertimento. Non lo so...Solo lui poteva darmi una risposta. “ Tu mi hai promesso tante cose, ma se solo un bugiardo, un lurido bugiardo, sei uno schifoso ricattatore!”. “ Calmati respira, dobbiamo parlare di tante cose. Tante cose ti devono essere spiegate, seguimi”.
Mi ritrovai in una stanza completamente vuota e bianca, lui seduto sul suo disgustoso trono, io difronte a lui, sofferente e barcollante in cerca di risposta. “ Oggi è cominciata la stagione dei suicidi. La gente dovrà viaggiare in se stessa per capire se vale veramente la pena di vivere. Se questo santo e irrinunciabile dono non può essere sconsacrato. Guarda l'umanità moderna, l'uomo in preda al consumismo e alla guerra, guarda il dolore che Dio manda all'umanità. Io sono sola la tentazione di uscire da questo vortice di dolore e sofferenza. Sono la loro unica via di uscita dai sensi di colpa che ti corrodono dall'interno. Sono il principe del suicidio, il mastino della salvezza, il tuo Gesù personale, e come Gesù ho bisogno di seguaci per arrivare al mio obbiettivo. Ogni uomo dovrà capire che ci sono solo due vie da prendere. O come me, o fuori di qui. Puoi firmare il contratto o puoi uscire dalla porta sul retro. Il suicidio. E..” “ Questa è follia, tu vuoi creare un tuo esercito personale oppure costringere la gente a suicidarsi, sei solo la versione folle e malvagia di Dio!”. “ No, io faccio capire all'uomo che è meglio cadere nell'inferno con un appoggio che caderci per sempre da soli, il suicidio gli fa passare da un terzo ingresso, un porta che da nell'inferno d'elite, il mio inferno, dove poter scontare la propria pena senza essere distrutti nel profondo, un processo di purificazione più lento ma meno violento, questo è il mio motto. Il mondo ha bisogno di purificazione e il mio unico metodo di purificazione è l'ustione. Ho bisogno di un messaggero terreno che mandi il mio messaggio senza essere identificato come il Diavolo stesso, ho bisogno di qualcuno che incida nel profondo dell'umanità la mia carta bruciata. Quell'uomo sei tu Damien, la persona più neutra che ho incontrato.” “ Ma che diavolo stai dicendo io non mi unirò mai a te alla tua banda di depravati schifosi che usano la scusa della purificazione come pretesto di schifosi omicidi mascherati da suicidi.” “ Ascolta il mio messaggio prima di rifiutare : Hai versato il tuo sangue per miscelarlo con il sangue altrui. Hai ingannato il tuo prossimo per arricchire il tuo ego. Hai valorizzato il terreno per arricchire il tuo conto. Hai fregato le autorità perché le consideri più marce di te. Hai bruciato la tua anima ancora prima che io ti tentassi nel peccato. Hai ucciso il tuo spirito più brutalmente di come avrebbe fatto un serial killer. Hai tagliato la carne come fosse stato un gioco. Hai aperto ferite in tua madre perché pensavi che tutti ti foste dovuto. Hai scagliato la prima pietra come non fossi un peccatore. Brucia nei buchi più bui, oppure apri lo scrigno del nettare dell'immunità di purificazione definitiva. Oppure..sali nel palazzo più vicino guarda in basso, comincia a sudare, conta le gocce che ti cadono dal volto, quando saranno 666, sentirai una mano sulla tua spalla, e due parole Suicide Season, il mio messaggero ti guiderà, guardalo negli occhi, chiudi i tuoi...e lasciati cadere.” Ero completamente immerso nella pioggia ero in silenzio, era come se sentissi di appartenere alla merda più profonda e volevo uscirne, ero un drogato che aveva bisogno di disintossicarsi. “sarò il tuo messaggero, sarò il portatore del tuo messaggio..” “ Che la stagione dei suicidi, abbia inizio, d'ora in poi il tuo nuovo nome, sarà Il portatore di un nuovo orizzonte.”. Chiusi gli occhi. Gli riaprì ero a Londra, da qui sarebbe cominciato il mio nuovo cammino di disintossicazione, ero un subordinato del Diavolo, un messaggero di morte, ero Il portatore di un nuovo orizzonte.” Vidi che sul mio braccio era spuntato un enorme tatuaggio con quel nuovo nome. Mi alzai. Avevo un compito da compiere.
Era nella parte Ovest di Londra nel quartiere di SoHo. Non c'era molta gente per la strada, le persona erano scure in volto, camminavano veloci, forse ancora scosse dalla terribile notizia del telegiornale che aveva annunciato del suicidio di massa avvenuto a New York, seicentosessantasei persone si erano buttate da diversi grattacieli, riempiendo la città di sangue, cadaveri e ossa. Il mondo era scosso e silenzioso. Forse pensieroso. Camminavo lentamente non essendo molto consapevole di quali fossero i punti da cui partire. Dentro di me sentivo qualcosa di terribile muoversi, mi provocava terribile fitte e irrimediabili pause sul ciglio di quella lurida strada. Puttane e vagabondi mi cercavano con lo sguardo e con la voce, cercando di prendermi comunque qualche spicciolo, chi con la pietà, chi con il corpo. Cercavo un segnale un messaggio da cui partire. Niente in città non c'era assolutamente niente era tutto completamente deserto. Ero solo, dolorante e abbandonato nel mio dolore, con un compito da svolgere e nessun indizio da utilizzare. Era come giocare a un gioco senza istruzioni. Poi improvvisamente il dolore allo stomaco si fece insopportabile era completamente rivolto verso destra, capii che stava a indicarmi la direzione da prendere. Seguendo il dolore giunsi a una locanda chiamata il respiro delle maschere; un posto lercio pieno di puttane e disperati. Entrai, l'odore di sigarette e alcool mi corrodeva le mucose nasali. Il barista fece un cenno alle molte persone presenti nel locale, io continuai a seguire il dolore e mi ritrovai sul tetto del palazzo, tutte le persone che erano nel locale mi avevano seguito e mi stavano guardando impazienti di sentire una qualche mia parola. Con il passare dei minuti le persone aumentavano sempre di più e si aggiungevano anche sui tetti dei palazzi difianco a quello dove eravamo giunti. Il dolore diventò insostenibile e spuntò il Diavolo che sembravo vedere solo io, e comincio a parlarmi nell'orecchio sussurrando: “ Guarda e impara”. Apparve all'improvviso anche alla vista delle altre persone e comincio a parlare: “ Uomini, donne e bambini, mi presento alle vostre assetate e sataniche menti, sono colui che dovrebbe farvi peccare, sono colui che dovrebbe dirigervi verso il male, ormai sono solo un peccato veniale. Avete infranto ogni legge e ogni regola senza che io vi guidassi, avete usato il mio nome invano senza esitazione solo per giustificare la vostra perversione, scegliete la via della purificazione con o senza la mia attenzione. Se volete essere miei adepti e soffrire come cani nel cimitero degli immorali firmate il mio contratto, se volete purificarvi e scalare il monte della salvezza lasciate il vostro corpo terreno cadendo nella mia casa dal tetto della vostra.”. Tutta la massa cominciò a muoversi verso i cornicioni dei palazzi come presi da un raptus suicida. All'improvviso parti Stuck in the middle with you degli Stealers Wheel, il diavolo comincio a ballare davanti a me ridendo come un folle, e passando dietro ad ogni persona gli mise una mano sulla spalla e dopo avergli sussurrato nell'orecchio Suicide Season ognuno di loro si buttava e lui sorrideva compiaciuto ballando in questo folle momento. Io cercavo di oppormi di fermarlo ma era come quasi non lo volessi, sapevo che era la gente che si buttava e non lui che li costringeva ma era comunque assurdo. Poi accadde l'impensabile. Un'altra persona apparve. Non era il diavolo. Era in smoking con un sigaro in bocca e degli occhiali da sole stranissimi nonostante fosse giorno. “ Salve, qui qualcuno si sta divertendo senza la mia approvazione. Non mi piace che si giochi a fare i chirurghi plastici del mondo senza chiedere all'esperto dei cambiamenti.”. Il Diavolo sembrava preso da un attacco di rabbia improvvisa. “ Che cosa ci fai qui, questo è il mio gioco, la mia occasione tu non c'entri niente!!” Esclamò con la schiuma alla bocca dalla rabbia. “Mi stai dicendo che in un occasione così perfetta di ribaltamento delle parti non vuoi comprendere Lucifero? Mi deludi profondamente maestro”. La mia mente era completamente in tilt ero spaventato e confuso, secondo le mie credenze Lucifero aveva sempre impersonato il Diavolo stesso, come mai adesso il Diavolo era il suo maestro? Che cosa stava accadendo?. “ Dovresti rispettare il tuo maestro stupido ribelle, tu hai sempre solo pensato a peccare per te stesso divertendoti dei tuoi poteri e della tua perversione, io penso a convertire le persone verso il nostro credo e fargli capire che siamo noi a guidarle e non loro a guidarsi da sole” “Sei solo geloso che sono sempre stato più potente di te fin da quando sono giunto al tuo cospetto, il mio potere è illimitato e la mia capacità di convinzione è nettamente superiore alla tua, e poi guarda come ti sei ridotto a sostituirmi con uno stupido umano”. Ora capisco Lucifero era al mio posto. La situazione si fa critica.

Follow the water

Comincia a bere una Jager Bomb. Tutto ti sembrerà più colorato, non sarà più come muoversi nel fumo in attesa di una luce che ti porti via. Ti basterà saltare a ritmo di quelle urla. Il tuo paradiso è come un Warped tour organizzato da Dio. Il tuo cuore batte a ritmo di batteria, il tuo sangue viene pompato nelle vene da un amplificatore. Urla, stoppa il tuo dolore con le corde vocali, falle vibrare fino a spezzarle, per spezzare ogni cosa intorno a te, usa il suono per distruggere la rabbia, il dolore, la guerra. Non avere paura di fuggire, è la risposta ad ogni cosa. Si l'architetto del tuo mondo. Respira..Piano..Poi veloce. Manda in panne il tuo cervello, anche lui deve disintossicarsi. Immergiti. Per sempre. Non uscire finché non ti senti scoppiare. Guarda il mondo dal fondo di una vasca. Non perderti quelle luci psichedeliche che solo la vita ti può dare. Sei un Clown o sei la verità? Solo l'immergerti nella tua mente ti può dare la risposta. E' come andare dall'Australia all'Inghilterra in pochi millisecondi. Tu sei un elastico, sempre molle, mai usato, tendilo per la prima volta. I libri che ci sono nella nostra mente sono sempre meno sfogliati, sono sempre meno caricati di informazioni che dovrebbero arricchire la nostra conoscenza, invece il mondo vuole farci marcire con lui, impedisciglielo. Ora Esci dall'acqua. Respiro affannoso. La prima cosa che ti verrà in mente sarà sicuramente un: Cazzo. Non è andando vicino alla morte che la capirai. E' andando vicino alla sua nascita che la scoprirai. La morte serve per farci conoscere noi stessi secondo molti. Allora la conclusione più giusta sarebbe che per sapere chi siamo dovremmo ucciderci. No, dovremmo semplicemente immergerci nella nostra mente e scavare fino a prendere il pesce più grosso. Ogni pesce è un nostro pensiero. Quello che rappresenta noi stessi è il più profondo. Immergiti e lo troverai. Non devi solo arrenderti, la noia è rappresentata dalla monotonia, il dolore non è monotono, quindi non ti arrendere. I colori sono la tua ragione di vita, l'amore il tuo obbiettivo, la felicità il tuo obbligo. Stop, ricomincia a respirare, piano, solo più piano, ogni secondo, ogni ora, ogni giorno, non è mai finita, ogni secondo, ogni giorno ora, ogni giorno, non è mai finita, ogni secondo, ogni ora, ogni giorno, ogni anno non è mai finita.

giovedì 2 settembre 2010

Tutto ciò che porta soldi è lecito

Ok normalmente questo blog non è un blog dove parlo di problemi o analisi ma semplicemente un blog dove scrivo i miei pensieri e le minchiate che mi passano per la testa belle o logiche che siano non me ne frega assolutamente niente. Oggi invece voglio pormi alcune domande. Ultimamente stavo ascoltando un po' di rapper di ogni tipo, ho imparato a conoscere diversi stili di vita molto particolari e strani. Questi grossi ragazzoni neri come la pece, ricoperti di gioielli scintillanti assolutamente di poco gusto. Una quantita industriale di tatuaggi strani e indistinguibili sulla pelle scura. Mi chiedo se il mostrare la propria o finta ricchezza porti la vera ricchezza. La maggior parte di questi rapper non è nemmeno conosciuta dalla maggior parte della gente apparte qualche raro caso. Ok continuerò il discorso in seguito, intanto vi lascio con Birdman aka Baby e Rick Ross) http://www.youtube.com/watch?v=2I_ymUJbOQ8

mercoledì 1 settembre 2010

Il Mondo che non finisce mai

Piccoli sogni, piccole novità di vita. C'era michael Jackson, c'erano gli Who, c'erano i BMTH. Forse era solo una strada senza vie, forse era solo un bicchiere senza niente da bere, forse eri solo tu, forse eravamo soli, o forse era un forse generale. Corri via non è il tuo turno, non devi morire, era una sera di una prigione o forse non era assolutamente. Svegliati non mangiare giapponese, non bere per vedere più colorato. Era solo la follia del momento erano solo un paio di rapper senza cognizione per lo stile. Erano solo dei tatuaggi, ma forse niente finisce, o forse niente inizia. Voglia una Red Bull per mettermi le ali, per volare fuori dalle palle, per fotografare il vero mondo, per fuggire dal marciume, per immergermi nella purezza, sono indipendente solo mentalmente, o il mondo ha deciso che deve essere così? Non so più niente questa è ricchezza. Sono il Re delle cazzate, sono il prescelto delle sfortune, sono il Dio della forza, sono il disperato della follia. Svegliami. Young money. http://www.youtube.com/watch?v=Ha80ZaecGkQ

venerdì 20 agosto 2010

Nightmare

Arrivato esausto dal mio primo giorno di lavoro mi sdraio sul freddo pavimento del mini monolocale che ho affittato, continuo a sentire scricchiolii in continuazione ma penso siano i topi e gli altri inquilini, finchè un rumore di soprassalto non mi sveglia dal mio quasi sonno sul lurido pavimento; fortissimi colpi provengono dalla parete che da sull'interno del palazzo, l'unico problema è che l'appartamento di fianco è completamente disabitato. Mi avvicino piano, sono nettamente spaventato ma cerco di trattenere la mia paura per non andare in crisi. Ad un certo punto un terribile rumore di lamiere che sfregano mi sfregia i timpani e sono costretto ad accasciarmi a terre. C'è qualcosa di liquido sul pavimento, lo sento sulle labbra, un sapore orribile. Mi alzo. Un lago, un fottuto lago di sangue che fuoriesce dalla parete. Svengo. Benvenuti nell'inizio mio incubo. Fine dell'inizio della mia nuova storia

mercoledì 7 luglio 2010

non lo so

E' come un assolo di Kurt Cobain. Senti le urla. Senti la velocità delle dita che è almeno tripla alla velocità del respiro. Voce non cattiva. Ti butti nel vuoto più profondo. La rinascita parte nell'alcool e finisce in un hot dog. Il tuo mondo sono soldi fica e merda, massì dalla merda nascono i fiori, frase per pararsi sempre il proprio fottuto e prezioso culo. Voglia di vibrare come una corda toccata violentemente da Keith Richards. Corse nel vuoto per buttarsi a capofitto nel rischio che ti fa paura quanto ti attrae. Ideogrammi ricoprono la tua mente. Un Ipod ricopre il tuo udito con sporche e colorate note. La birra inonda la tua doccia, ghiacciata per riattivare il tuo stanco sangue. Vene gonfie sul punto di esplodere. Batteria che carica potente. Casse che rimbombano nella tua testa. Piano, respira, di nuovo piano, ricomincia a respirare, gonfia il torace, apri delicatamente gli occhi, alza le braccia, contrai i muscoli addominali, inarca la colonna vertebrale e spingi. Torna in piedi. Salta, ancora, salta di più. Colora con un pennarello indelebile la tua pelle. Ricopri le linee dei tuoi sogni. Sul tuo corpo è impressa la mappa per entrare nel mare che ognuno di noi ha nella propria mente. Le urla di Cobain sono forti. La sua chitarra mi inonda la mente, i miei pugni sono sempre più forti, sempre più forti. Sangue che cola, gocce ovunque. Prega per le tue piaghe dicevano i Bmth, io preferisco formarle che pregarle. Vaffanculo a te che non mi sai ascoltare, vaffanculo a chi mi vuole male ma soprattutto vaffanculo a chi mi ha cosparso di sale.

lunedì 5 luglio 2010

Quarantesimo post

Visto che questo è il quarantesimo post e inoltre è parecchio che non scrivo più sul blog, ho deciso di scrivere qualcosa di particolare, si intitola Sunglasses and Lollipop. E' una sorta di inedito, un pezzo di una storia mai iniziata e mai finita, buona lettura, chiunque tu sia.


Sudore, gocce pesanti, corde che vibrano, ferite nate da sforzi imprevisti, sale sulla pelle, gomma umida, ideogrammi su vecchi cartelloni sporchi, voci rauche e starnazzanti, animali che vagano ovunque, la mia sigaretta che si spegne, lo zippo che le rida vita, per quei brevi e orribili istanti, polmoni che piangono, corpo che ride. Gli occhiali da sole sono impregnati anche loro di sudore, le mani bruciano, la musica è forte, il corpo vibra. Il cappello che va a finire sulla montatura. Sempre odiati gli zuccheri. O sono troppi o sono troppo pochi. Vorrei accendere una candela. Vorrei scoparmi una modella. Vorrei. Mangia. Troppo e grasso. Maledetta liposuzione. Ferrari e Maybach sulla mia strada, Panda e Punto nella mia casa. Legno, arte, colori, latte. Sete. Crack. 3,2,1..Si gira. Help please. ridi. fine.

martedì 29 giugno 2010

Debolezza

Ti svegli. Non ce la farai lo sai. E' una lotta contro qualcosa di già deciso. Non ti arrendi troppo facilmente, ma a volte non è questione di arrendersi, non è nessuna questione. Sei sconfitto. Puoi piangere, correre, urlare, nulla cambierà. Forse sarà il tuo ultimo giorno. Forse il mondo non ha voluto accoglierti. Forse è solo un forse. Le certezze già mascherate vacillano. Le discese verso i posti più accoglienti sono così facili. Che sia una pasticca, una corda o un salto, veloce ti spegnerai. Se mai c'è stato un fuoco, con un brusco colpo di fiato lo placherai. Piangeranno, vorranno rivederti, ipocriti. Non hai mai dato loro nulla, non è certo ora di piangere per il nulla, ci sono cose più importanti. Sotto queste stonate note ti risveglierai e non sarà la mano di tua madre ad accarezzarti.

sabato 26 giugno 2010

Sogno di inizio estate

Flash potenti flash. Mi accecano. Cani che mangiano la loro merda. Zeus che si slingua Lady Gaga, lasciandole pesante saliva sulle labbra. Musica assordante. Un letto e tanta troppa birra. Oliver Sykes che urla. Io corro scappo, come sempre. Doherty che vuole un passaggio e tanto troppo rumore. Marijuana e vino. In viaggio con Doherty nel mio villaggio della follia. Ora tu sei il re o il giullare? Testa o croce? Tira il dado e ridi. Anzi piangi. I fiori sono ubriachi di latte di ornitorinco. E anche i finti Elvis hanno finito di ballare.

viaggio nel mondo emerso

E volare correre e scappare per un mondo diverso, musica che si mischia a colore psichedelico. Occhiali da sole, mare di sangue. Tatuaggi. Macchina costosa. Sono un killer della bellezza. Lascio un segno di superiorità quando passo. Ho voglia di umiliarti, di spazzarti via. E poi nuoto per scappare, dai miei peccati di piacere. Ho voglia di sesso e amore, di uccidere. Sono uno stronzo, sono bello, crudele e fottutamente ricco, e affondo nella mia superiorità. Affogo, ma l'inferno è il mio mondo. Sono un agente del caos, sono il joker del tuo fottuto mondo. Non giocare a poker con me, perderesti in un modo o nell'altro, non mi fottere, per quello ho sempre la precedenza, non mi uccidere, sarebbe inutile ti mancherei soltanto, non mi scopare, non potrai più farne a meno. Perditi nei miei incubi che sono sempre più affascinanti dei sogni. Vivi con me. Scoprirai la vita. Non porti limiti, non ce ne sono. Drogati pure, ma la tua droga sono io. Sogna, eppure il tuo miglior incubo sono io. Non scappare baby ti avrò comunque, è solo questione di tempo. non guardarmi negli occhi, ti perderai nel colore più misterioso che tu abbia mai visto. Non dire che sono vanitoso, mentiresti a te stessa, negandomi. Perditi in me come fossi la tua passione, ma sono il tuo peccato.

mercoledì 23 giugno 2010

Secono capitolo mai scritto

Tutti i santi fottuti inutili blasfemi sfatti e drogati giorni mi metto qui e comincio a scrivere un secondo capitolo. Le dita scorrono musica di sottofondo storia diversa poco intrigante vuota senza ispirazione senza senso senza voglia. Dovrei chiamarlo senza ma alla fine quel senza prende il sopravvento e non lo scrivo mai, ma tanto chi lo leggerà, la fatina buona del cazzo, commenterà e il mio squallido racconto crollerà come tutto il resto.

Rompere

Sale, sempre di più, quasi vertiginosamente più veloce della luce. Stai per esplodere lo sai, rompi le ossa a colpi di ossa che ti sembrano infrangibili. Riduci in polvere ciò che tu stai hai definito buono. Colpisci sempre più forte nessuno ti può fermare, solo la morte ti può invidiare. Sangue c'è sangue dappertutto ma tu ne vuoi di più sei peggio di un vampiro e continui a colpire, rompendo tutto, ossa, cartilagine, pelle. Lo sai che stai uccidendo sembra strano ma lo stai facendo e il bello è che sei quasi contento, ti senti soddisfatto finalmente quasi vuoto, lo colpisci con tutto, testa, mani, piedi, ginocchia. Vuoi solo rompere e uccidere. Uccidere e rompere. Vuoi volare con il suo cuore in gola, con il suo sangue che cola. Vuoi massacrarlo fino a ucciderlo, resuscitarlo e farlo soffrire, fino a fargli vedere i tuoi occhi che non vedono altro che le sue viscere, e i vetri rotti.

giovedì 17 giugno 2010

Seduto sull'altalena

Situazioni che non capisco, silenzi che sembrano infiniti, spazi vuoti da colmare, o forse è solo buio che non comprendo. Quando apro gli occhi, il colore mi si riflette contro come se avessi bisogno di uno specchio per capire dove cadrò. In realtà non voglio svegliarmi e ansimo di paura del giorno dopo. Goccia dopo goccia il sudore mi consuma come fosse una fiamma che brucia dentro di me. E mentre brucio nel mio stress, viaggio nel subconscio della mia mente aprendo le porte dei desideri sviando per strane passioni interculturali. Ma quanto di quello che mostro sarà vero? E quanto resisterò ancora?. Corro nella mente per non correre nella vita, speranco che un giorno tutto sarà più bello, e che non sarò costretto a rimanere tra le braccia di morfeo per sempre.
Nell'attesa calo il sipario su di me..per coprire il caos interiore, forse provocato dal dolore, troppe volte sinonimo di amore.

sabato 12 giugno 2010

Wǒ zìjǐ de xiǎngfǎ gěi nǐ fēi

jibun no kangae wa anata ni tobu

Preview Psychosocial

Il caos. Prende il controllo. Percussioni che rompono l'equilibrio della mente. Scale da salire e scendere freneticamente. Esplosioni. Sangue, tanto sangue. Tatuaggi enormi grossi e colorati. Occhi nei quali trovare la vera paura. Canada, Vancouver. Musica, che esprime rabbia e sofferenza. Colore, tanto colore. Risate psicopatiche, enormi sorrisi che macchieranno il tuo spirito. Non ne uscirai vivo, o forse non lo sei mai stato....

mercoledì 9 giugno 2010

bo..

Il mio cuore batte piano perchè si è rotto battendo forte.
Riposa in pace artista fallito, vivi la vita scrittore infinito. Soho è la tua vita come Malibu è la mia, fuma marijuana non sniffare, solo per me la devi lasciare. Attimi di euforia per salutare prima di andare via, con una poesia.

sabato 5 giugno 2010

Era un sogno

Esco con quel ritornello in testa, mi sposto come se dovessi farlo per forza. Vado il più lontano possibile come a scappare. E poi urlo tutta la mia rabbia, mi scarico come un fulmine sulla povera terra. Le vene si gonfiano pomapando sangue alla testa, che emette suoni di pura energia. Il cuore diventa una batteria, la stanchezza lo suona a ritmo irrefrenabile. Le parole diventano suoni taglienti come spade. Potenti come una divinità. Quando finisce il fiato, quando anche l'ultima goccia di sudore cade, ti fermi e piangi, perchè è l'unica cosa che riesci a fare. Scorri i ricordi come fossero foto. Manca...L'aria e non solo...Ricominci a correre ovunque ti trovi, scappi dai ricordi, dai pianti, dal dolore...Sei stremato, ti reggi a malapena in piedi...ricordi e ricominci a urlare...liberi ogni riserva di forza che ti è rimasta. Cadi al suolo. Osservi il cielo. Le nuvole passano leggere prendendo forme che non avresti mai immaginato. Un vento fresco distoglie un attimo la tua attenzione da quel cielo meraviglioso...Ti piace ripensare ai momenti belli...E non sai perchè.
Accendi una sigaretta, aspiri con stanchi polmoni una boccata di morte, per tirare fuori quel che riesci. A questo punto anche i sogni più proibiti tornano a inebriare la tua mente.
Prendi un quaderno e scrivi, parole senza senso, parole sensate, poesie, racconti, pensieri, aforismi, cazzate. Rileggi distratto come fosse la Bibbia. In questo momento hai finito la sigaretta, la voglia di scrivere, la voce...E sei inerme al suolo.
Osservi le tue grosse e lunghe dita, in una mano su ogni dito e tatuato love, nell'altra hope. Già hope, quel tatuaggio era per ricordarti che per ogni amore c'è speranza. Eppure con lei hai perso anche quella.
Ricominci a camminare in quel campo di grano alla ricerca del Santo Graal o del mondo dei numeri.
Punto per punto riaffronti la situazione, è solo peggio.
Sei ormai davanti a casa, prendi le chiavi, entri e dormi. Anche nei sogni la ritrovi, ma lì è quasi sempre perfetta. Chissà se sei l'eletto o il prescelto, o forse sei solo tu o forse non ha senso. Perditi. Cogli ogni dettaglio anche il più insignificante e rimescola tutto per ricreare il mondo come vuoi tu. Come un puzzle, e i dettagli sono i tasseli. Universali.
A volte la caduta tra le braccia di Morfeo è dolorosa, ma ti fa capire la mente che intrecci stupendi e arcani sa costruire.
Era un sogno..Solo uno strano sogno....

venerdì 4 giugno 2010

Nella notte

Nella notte con Battiato nelle orecchie canto e sogno. Parole che scorrono come ruscelli. Sound dal sapore dolce e delicato. Ho bisogno di capire dov'è il senso di tutto questo. Lo cerco nei libri, nella musica, nella poesia.
Siamo come un branco di lupi o uno sciame di api.
Siamo come petali che cadono dai fiori. Prima cresciamo e poi diventiamo splendidi e perfetti fino alla caduta.
Osservo le mie ombre muoversi come se con il mio corpo fossi un burattinaio perfetto.
Ho bisogno di soddisfare i miei bisogni per capire dove posso spingermi.
Poi i pensieri infuocati tornano a essere acqua che si disperde nel mare delle inutili poesie dei maledetti.
Che la morte ci guidi nel profondo oceano dei caduti troppo presto. Cominciano i rimpianti. Quante cose hai perso per strada. L'amore come l'hai vissuto male. E nuoti a ritroso per un'altra occasione. E qui a cospetto con la realtà capisci che il suo tempo non ritornerà mai. E affondi nel profondo.
Ma coralli di emozioni ti risvegliano come stelle nel cielo.
La visione paradisiaca di sapere cosa c'è al di la del cancello, cancella ogni sconfitta, e un arcobaleno ti guida alla meritata fine.

giovedì 3 giugno 2010

Guardare attraverso il vetro

A volte mi sembra di osservare il mondo attraverso occhiali. Occhiali che mostrano quello che io voglio vedere. Rabbia e dolore si confondo con passione e amore. I colori sono sfocati. Lo sfondo e di sapori che solo noi vogliamo sentire. Ci sembra che ogni cosa debba essere interpretata o capita, ma a volte sono solo i nostri problemi. Camminiamo per riflettere, quando dovremmo cominciare a vedere le cose come stanno realmente prima di farci inutili viaggi, per soddisfare la nostra sete di pensare. A forza di guardare ho cominciato esclusivamente a giudicare senza riflettere. Ho visto solo quello che volevo vedere. Ho sofferto quando non dovevo soffrire. Mi è piaciuto quanto non mi doveva piacere...

martedì 1 giugno 2010

Incontro con il re dei tatuaggi

Entrato nel bar, il sapore del fumo di antiche erbe e la puzza d'alcool ti inebriavano il cervello. Uomini ubriachi, con ragazze perse in giochi più spinti anche delle fantasie di un cattivo ragazzo in fase di crescita. Il bancone era vuoto apparte lui. Era di spalle, maglietta a maniche corte, cappello nero, con un rosario rosso fiammante tutto intorno. Scarpe simili a Vans, a quadretti blu e gialli, e jeans stretti. Per avvicinarti a lui, dovevi osservare tutto intorno a te. C'erano più dettagli in quel lurido covo di scarti e prostitute che in un fondale marino.
Arrivato finalmente allo sgabello di fianco a lui, mi sedetti, e lo osservai più da vicino. Gli occhi erano di un verde smeraldo, con un interno tendente all'azzurro chiaro. Il collo e le braccia ricoperti di tatuaggi, rappresentanti croci, ideogrammi, simboli sacri e non. Sull'orecchio sinistro un piccolo orecchino a forma di sorriso sberluccicava nell'ambiente scuro illuminato al neon del luogo. Alla mano destra un grosso anelli intrecciato all'anulare splendeva come un lingotto d'oro, mentre nella mano sinistra al medio c'era un anello simile a quello del pescatore (l'anello del papa) con l'unica differenza che al posto di essere d'oro era rosso fiammante. Il re continuava a sorseggiare Whisky liscio, interrompendo a tratti la bevuta con un tiro di una canna che alzava e appoggiava ripetutamente sullo stranissimo bancone. Era vuoto come fosse di plexiglass, era molto suggestivo. Quando mi fui sistemato al suo fianco, cominciai la particolare discussione.

Ball Pen Part 1

E' tardi, devo consegnare quel foglio, devo farlo. No, non ce la farò, è tutto così scuro. Sto risalendo, la luce...O forse è solo un miraggio. Nel buio mi perdo, non riesco a concentrarmi, le tensioni e le paure mi affliggono. Mi perdo. Cosa sta cadendo? Cosa?!. No L'acqua no. Sale, non sopporto più il sale. Tempo....Non esiste più. Scrivo numeri per non impazzire completamente...


lunedì 31 maggio 2010

Non so perchè..

Scendo nel limbo per parlare con te. Davvero non sai quanto ho aspettato e desiderato questo momento, sembra quasi che sia un bisogno. Probabilmente lo è. Scoprendo lati di me pian piano, ho capito che sono come un libro, ci sono parti belle e brutte. Per te ho riservato solo le brutte, è stata una serie di sfortunati eventi, d'accordo, ne prendo atto, eppure mi sento in colpa, è come se avessi tanti, tantissimi sassolini nelle scarpe, e dovessi togliermeli tutti.
Premesso che forse non capirai, forse sarà peggio di prima, forse di fermerai dopo le prima due parole. Premesso questo, ti voglio dire delle cose che per me sono davvero importanti. Come ho già detto mi dispiace di averti scoperto in queste circostanze, io e te abbiamo condiviso poche cose, ma io mi sono ripreso in modo sbagliato quello che avevo perso, anzi in modo sbagliatissimo. Ho fatto un furto. Ho rotto qualcosa che non era ancora il momento di rompere, ho spezzato catene ancora da spezzare. Non sono qui per chiederti perdono, il perdono non risolve nulla, sono qui per farti capire, farti capire che hai letto solo il capitolo sbagliato di me, hai ascoltato il disco dal verso rovinato, hai visto l'opera peggiore del mio artista. Forse in circostanze diversissime, saremmo potuti anche diventare amici. So solo alcune cose di te, e di conseguenza anche tu ne sai solo alcune di me. Eppure io ho apprezzato molte cose che mi sono state dette sul tuo conto, ho apprezzato come hai conservato il dono per me più prezioso che con te sembrava ancora più bello. Ho capito quanto hai sofferto, davvero ho capito, non è per fare il bravo o il moralista da strapazzo, so cosa si prova. Ho solo colto un'occasione per me impossibile da non realizzare, è stata una stronzata lo so, ma per me era troppo importante. Ho perso giorni a piangere e ad autodistruggermi in attesa di quel momento, che è pero arrivato nel momento più sbagliato in assoluto, e io non mi sono fermato comunque. Ora puoi continuare a odiarmi o qualunque altro sentimento negativo tu provi, ti chiedo solo di sfogliare più a fondo il mio libro. Ciao



domenica 30 maggio 2010

Sfogarsi

Parola a me non molto cara. Ho avuto modi e modi di sfogarmi. Dal cantare o meglio (urlare), allo scrivere, al purtroppo dare cazzotti al muro. Ho sempre tenuto troppo la rabbia dentro di me. Sono esploso come una bomba ad orologeria tutte le volte. Ho rotto un orologio, mi sono rotto le nocche un sacco di volte. Ho sempre accumulato la rabbia come fossi una batteria, e l'ho liberata sempre nel modo sbagliato. Errori su errori, avrei bisogno di tanti cambiamenti, chissà se questa nuova estate che si presenta mi aiuterà a capire qual è la via giusta per il mio viaggio. Voglio scoprire ogni specchio del mio corpo, per capire qual è la vera parte di me, mi sembra di contenere tanti vasi, pieni di maschere e tanti corpi che se le scambiano. Ho bisogno di ritrovare una sola forma, una sola identità, ho bisogno di liberare la mia rabbia in modo costruttivo, ho bisogno di sapermi sfogare, ho bisogno anche di tranquillità. Ma c'è tempo e tutte le premesse per farcela.


Liberare la mente


Il più grande problema che ho ultimamente è liberare la mente. Nel senso che il problemi mutano lentamente in pensieri variopinti e spesso lunghi da osservare. Il mio cervello è una strana macchina che analizza solo le informazioni che vuole. Quando le cose mi interessano anche solo poco di meno del solito e come se tutto quello che mi circonda si spegnesse. Io ci sono sembro anche attento a volte, ma in realtà sto viaggiando come osservatore esterno in un mondo che ho creato io, come fosse una schermata di Itunes degli album, io sfoglio questi album, sono i miei pensieri, le mie preoccupazioni. Mi perdo nell'osservarli tutti, sono colorati, interessanti, strani. Non so bene come concentrarmi. E' più forte di me, ho bisogno di viaggiare per capire dov'è l'origine di tutto. Ma nel contempo non posso sempre perdermi nei meandri del mio subconscio. Ho bisogno di liberare la mente, di trovare una soluzione.

I Diamanti non sono per sempre

Sembra sempre che le cose non possano durare. Anche le cose che ci sembrano più belle, più vere, sono quasi sempre destinate a finire. E ci sfoghiamo sempre come se all'inizio non fossimo convinti che sarebbe finita. Ci godiamo il momento, siamo tutti felici, e poi finisce. Ma siamo così sicuri che non siamo proprio noi, che con la nostra preconvinzione spingiamo alla fine il rapporto per dimostrare che avevamo ragione?! So che sembra un contro senso ma nel mondo è pieno di cose sbagliate. Il mio ragionamento si basa su diverse questioni, molti dei nostri rapporti cominciano con tanto entusiasmo, coraggio, ma poi appena finisce un momento di bellezza, cominciano i dubbi e le incertezze, magari nell'effettivo non c'è assolutamente nulla di cui preoccuparsi eppure noi continuiamo a insistere. Perchè ormai neanche i diamanti sono per sempre.


Futuro


Chi non viaggia con la mente pensando a come sarà il proprio futuro?. Anche i più convinti che conti solo il presente sono proiettati con la mente nel loro possibile futuro. Il futuro è la grande incognita di ognuno di noi, da costruire passo per passo nel nostro percorso di vita. Ma quando siamo consapevoli del potere che abbiamo sul nostro futuro?. Riflettevo oggi sulla questione, che il nostro potere di modellare il nostro futuro a piacimento è sempre più ridotto. La politica, il mondo del lavoro, ogni grande fetta di potere nel nostro mondo, controlla sempre di più le nostre sorti a prescindere dalle nostre decisioni, conta sempre di più l'economia, sempre di meno la passione. Oggi un artista, non ha le stesse possibilità di affermazione di una volta, è tutto incentrato sul rendere la sua figura una figura commerciale, rendere un artista un prodotto. Bisogna uscire dagli schemi, non permettere a nessuno di decidere per noi, bisogna costruire il nostro futuro come meglio crediamo. Voglio diventare uno scrittore ? Lo faccio! Indipendentemente dal fatto che i miei libri venderanno o meno. Voglio iscrivermi a una facoltà che magari non mi proietterà sul mondo del lavoro ma costruirà esclusivamente il mio essere? Mi iscrivo, me ne fotto del fatto che non sarò ricco o non avrò il successo di un qualche grande manager di una multinazionale. Bisogna liberarsi dai condotti predefiniti che il mondo economico cerca di costringerci a imboccare. Il futuro e nostro e bisogna costruirlo come vogliamo noi!


Nostalgia

Ho nostalgia di molte cose, di obbiettivi mai raggiunti, di scelte mai fatte. La nostalgia mi ha sommerso a volte. Mi ha fatto sbagliare tanto, troppo. Ho perso tanto quanto la nostalgia mi faceva credere di aver perso. Ho pensato che fosse normale ricordare così tanto cose che pensavo di aver lasciato alle spalle. La mattina il sole mi regala nuovi pensieri, nuove voglie, solo al mattino però, va a finire che ho nostalgia anche del mattino....