Il risveglio è sempre la parte peggiore. Dormi poco. La vita è assolutamente stressante. Voglio dormire ma non posso, le anime chiedono vendetta. Quando non dormo, osservo i miei tatuaggi, chiedo loro cosa pensano di me, nessuna risposta. Ho ucciso cinque persone ieri. Sento ancora le loro grida, poi silenzio. Sai che in realtà non sono ancora completamente morti. Li guardo negli occhi fin quando la pupilla non si dilata. Il sangue che cola giù dalle loro gole, penso che sono una persona ignobile, la cosa non mi tocca, ho perso i sentimenti tempo prima. Non so perché sono vivo, evidentemente, sono una persona che sa sopravvivere. Non credo in dio, sono tutte stronzate per coprire le debolezze dell'uomo e ricavarne qualcosa. Tutti ricaviamo qualcosa, siamo sempre in grado di ricavarne qualcosa, se potessero farci pagare l'aria, lo farebbero. Io uccido, ognuno si trova qualcosa da fare, io uccido, non lo trovo divertente, ma non mi fa neanche ribrezzo. E' come immergersi nelle oscurità dell'oceano, andare sempre più in fondo, sai che non tornerai indietro, non ce la puoi fare. Poi torni su, ma quando sei quasi fuori manca poco, sei all'apice delle forze, raggiungi un orgasmo interiore, sparisce tutto, buio, nefasto, vuoto. Provi questo a uccidere le persone. Non so se ne ho veramente bisogno. Sono ricercato ovunque ma, ho un dono. Non mi prendono non ce la fanno, non sospettano minimamente di me. Sono solo un semplice impiegato in un centro di scommesse. Certo non sono un tipo che passa inosservato, ho tatuaggi su tutte le braccia e sul petto e anche sul collo. Però chi viene a scommettere non ci fa caso. Anche perché io uccido sempre in posti lontani. Ho una casa piccola, impenetrabile, è colorata di blu scuro, molto luminosa. Sto sempre qui sul divano a leggere, oppure guardare la televisione, oppure fare da mangiare. Devo tenere sempre la mente impegnata. Loro mi guardano, sono gli unici a sapere che sono stato io. Uso una maschera. Ma ho gli occhi sempre ben visibili. Voglio che vedano i miei occhi. Voglio che mi maledicano. Non ho paura di essere preso, anzi ne ho ma ho paura ad ammetterlo, se lo facessi non riuscirei a continuare. A volte mi chiedo perché ho cominciato a uccidere. Non mi do molte risposte, odio qualunque ricordo, odio il passato, cerco di comprendere il presente, penso troppo al futuro. Una volta mi sono fermato, non riuscivo a ucciderlo, era lì fermo, e non riuscivo a farlo fuori. Come fai quando è così. Non lo so continuavo a guardarlo, alzavo il coltello e niente. Ad un certo punto mi è salita la rabbia, non deve succedere, rischi di fare errori gravi, ho preso un'ascia che avevano in garage e l'ho colpito in mezzo alla testa, ho fatto un casino perché il sangue è schizzato ovunque. La sera ho pensato tutto il giorno a quello sguardo. Ho capito perché non l'avevo ucciso. Non aveva paura, nessuna. Ero io ad aver paura di lui. Da quel momento non è mai più successo, ma lì ho capito che non ero invulnerabile come credevo. Ora devo risposarmi fermare questo vortice che mi opprime la mente, non lo sopporto più.
Il mattino è più semplice, mi sveglio vado al lavoro e non penso a nulla, solo a osservare lo schifo che mi circonda. Gente che fuma, drogati, oppressi dai debiti, oppressi dalla vita. Famiglie che vanno a rotoli, rapporti tenuti insieme da inutili marmocchi non voluti. Il mondo è carico di odio, l'uomo non è una persona in grado di convivere. Ha bisogno di distruggersi a vicenda, per vedere fino a che punto può arrivare. Io gli do solo una mano.
Parte 2
Silenzio, troppo. Ascolto molta musica, trovo che il silenzio sia fastidioso a volte, non riesco a non pensare se c'è silenzio. Inondo la mia testa di urla strazianti di notte e di giorno. A volte è colpa mia a volte è colpa dei cantanti. C'è sempre poca differenza. L'altro giorno leggevo un articolo su un mio omicidio, un'ennesima scomparsa, i federali non cominciano ancora a collegare le scomparse, ma manca poco. Il mio, non so come chiamarlo, non è un gioco, non è un hobby, è un modo per andare avanti. Presto dovrò usare ancora di più la testa e dovrò limitare al massimo i momenti di silenzio, più si avvicina la paura, più viene fuori la rabbia, più sbaglio, e non sono ammessi errori. Non ho mai amato molto l'amore, si oddio mi piacciono le donne, ma ho perso i sentimenti anche per quello. Al lavoro oggi avrei voluto uccidere una decina di persone e mentre riflettevo sul come fare, un assiduo scommettitore mi si piazza davanti e comincia a urlare che ha perso, ha perso tutto. E lì per lì ho pensato, adesso lo ammazzo. Poi ho pensato no non ha senso buttare via tutto così.
Stasera ho capito che se continuo così non verrò mai preso, devo fare qualcosa di interessante devo uccidere qualcuno difronte ad un poliziotto, o qualcosa in pieno centro città. No, cosa sono diventato non ha senso, non devo pagare pegno in questo modo. Il pensiero di uccidermi, passa soave nella mia testa, c'è un coltello. Come potrei?! Gola? Oppure piano taglio su taglio, per dare alle anime lese, un po' di pace. No voglio lasciare questa melma senza traumi, senza sangue. Una volta sceso al mare gli scogli sono così alti, per giungere nell'acqua senza fare un volo mortale, bisogna scendere come uno scalatore scende da una rupe. Poi è tutto così bello, attacchi il masso al tuo corpo e ti butti in acqua. Scendi, sempre di più, i polmoni cominciano a soffrire, non vedi nulla, e poi arrivano tutte assieme, bianche, e poi c'è lui i suoi occhi. Piangi. Hai ancora paura di quegli occhi, tuo padre, ti guarda ancora, ride sa che dopo il male che ti ha fatto, era normale, ti ha perdonato è ora di rivederlo per chiarire. Ma poi capisci, non c'è un posto per rivederlo, e la tua anima ti lascia mentre il tuo corpo la saluta e si accascia sul fondale. E poi è solo ombra.
Nessun commento:
Posta un commento