sabato 20 agosto 2011

Sei tu.

Sei tu così vuoto così insensibile. Sempre a perderti nei ricordi. Sempre a scioglierti nel passato. Sempre a cadere nel buio del futuro. Sei tu che osservi le goccie di sangue che scendono lentamente. Sei tu che hai perso ogni emozione nei giorni che tanto cerchi di ricordare. Sei tu che non hai più personalità. Sei tu che sotto la maschera non hai più nulla.

Inizio

Ogni uomo sulla terra, che sia grande, che sia un bambino, che sia un vecchio, che sia un adolescente o che sia un uomo in generale, sogna. Ognuno di noi sogna, sogno io, sogni tu, sogniamo tutti!. Ogni cosa che ci circonda fa comparire in noi quel piccolo brivido di volontà di possesso che ci porta a immaginare per noi quel futuro roseo che nel 99.99% dei casi non si avvererà mai.
Ecco io ero un ragazzo di questo tipo, giovane, scapestrato, con il sogno un giorno di essere un genio ribelle. Nato in un periodo di boom economico per un paese che di boom economici ci vive come gli Stati Uniti, giravo per le strade di quella Los Angeles ,tanto odiata all'inizio e tanto amata alla fine, con l'idea di spaccare il mondo con le mie idee futuristiche e la mia voglia di rivoluzione. Non andò proprio così per i primi tempi, la scuola era un disastro e ogni anno bisognava arrampicarsi con le unghie per non cadere, mentre nella solitudine sperimentavo la varietà del mondo, canne e tabacco da rollare a volontà e nelle grandi occasioni anche droghe pesanti. Il mondo californiano era pieno e vivo, un po' come la mia pelle che si offriva piano piano alla mano dei tatuatori. Il tricipite del mio braccio destro mostrava con orgoglio la scritta "best in the world" mentre il mio piede sinistro un'ala allungata che ricordava la mia voglia di spiccare il volo verso i lidi del successo.
I soldi non erano un problema finché c'erano i genitori a cui scroccare ma raggiunta la maggiore età volevo subito partire alla riscossa. Niente sembrava andare verso la direzione giusta, il college non sembrava certo alla mia portata e più tempo passavo fuori e più mi avvicinavo al mondo delle droghe.
Poi la svolta.

Introduzione, passo uno parte 2

Mister V, lui era il grande direttore d'orchestra, non c'era azienda che non pendeva dalle sue labbra, le multinazionali erano il suo pane quotidiano e i politici erano le sue più care pedine. Uomo giovane e ambizioso Mister V portava con su di se una barba lievissima e perfettamente curata di un colore rossiccio molto simile al castano ma di una tonalità leggermente differente. Capelli perfettamente in ordine tenuti indietro naturalmente, anch'essi rossiccio scuro.
Ogni membro aveva un appellativo, niente di astruso o ancestrale, una lettera, di un alfabeto a scelta o in rari casi un numero.
 I membri finora elencati sono i membri più influenti del consorzio. Sì consorzio, era questo il nome della più importante e segreta società istituita dall'umanità per avere il tutto di tutti senza il niente di niente.
Questo gruppo di umani per eccellenza era un'elite di personaggi sconosciuti capaci di impossessarsi di ogni cosa attraverso gli anni, finanza, religione, politica. Loro erano i costruttori del puzzle. Loro erano i fondatori della vera essenza dell'umanità.
Non era una società segreta o cose del genere, era semplicemente un gruppo di uomini che si incontravano ogni mese e decidevano le sorti del mondo, poiché il mondo era nelle loro mani, controllavano il denaro, controllavano Dio, controllavano chi controllava noi; ogni cosa passa per questi uomini.
Ma questa è solo un'introduzione. Questa storia non ha come protagonista questi uomini. Questa storia ha come protagonista, me.

venerdì 19 agosto 2011

Introduzione, passo uno

Il sole secco e bruciante colpiva con i suoi potenti e massacranti raggi UV il mio corpo depresso e denso di sudore, macero.
Vedevo le loro macchina avvicinarsi, un susseguirsi di Rolls Royce Phantom scure dal cofano cromato, una in fila all'altra, poi si passava alle Maybach 62, Bentley Mulsanne e Continental Gt di seconda generazione.
Targhe di ogni genere e tipo. Non si trattava di politici, di capi o di grandi uomini culturali. Erano     semplicemente loro, gli uomini.  
Sì perché non c'è appellativo migliore per codeste persone. Uomini, surrogati naturali di ricchezza, possesso e e soprattutto, dominio. Perché queste sono parole chiave. Come sono parole chiave: potere, cocaina, politica, organizzazione. 
Questi uomini, sono pensatori, luridi pezzenti sfruttatori di altri uomini. Sì perché l'evoluzione dei cosiddetti "uomini" e dovuta semplicemente a un istinto di dominio. Loro erano il puro e limpido senso di dominio. Niente propaganda, niente copertine, niente grossi nomi risonanti nelle testate e nelle televisioni, tanto era ovunque e in ogni dove e in ogni campo, tutto e non solo, loro. 
Ci ritrovavamo qui, ogni giorno della del mese corrispondente al numero del mese nell'anno. La riunione quest'oggi era il 2 febbraio, poiché il due era anche il numero corrispondente dell'anno di febbraio. Oggi era il 2 febbraio 2011. Erano qui per la loro solita riunione, il loro rituale. 
Mister A, controlla Altria Group, una delle multinazionali più importanti del mondo, regina degli alimenti e del tabacco. Accanito fumatore di St'Moritz al mentolo, è un uomo riservato, media statura, capelli lunghi tirati indietro a formare una sorta di cipolla e barba lunga ma mai incolta e non piacevole. Un Gesù moderno non c'è che dire. 
Mister G invece, controlla la General Eletric, multinazionale regina nella produzione di tecnologia e servizi. Mister G non ha nessun problema a dire al presidente degli Stati Uniti d'America di fare quella cosa e di farla adesso. Uomo elegante, sguardo penetrante, penna e fazzoletto pronti nel taschino, fragranze fruttate di Creed's sempre con se, occhiali Persol per un unico difetto, la vista; baffi e barbetta a incorniciare quel viso scavato e affascinante. 
Mister XY, controlla multinazionali come Wall Mart, McDonald's, Coca Cola Group, Pepsi Group, Boeing, Rolls Royce e così via. E' un uomo che non ha mai tralasciato nulla dalla sua vita. E il suo corpo e consumato dagli eccessi. Caduto tra le fiamme in un party mortale Mister XY è ustionato sul 50% del corpo, soprattutto nella parte superiore ed è costretto a girare molto spesso senza indumenti sul petto per via della continue iniezioni che i suoi medici personali devono fargli sul corpo ormai ridotto a brandelli. Nonostante ciò la sua Davidoff dalle labbra non manca mai.









sabato 23 luglio 2011

No chance in Hell

Un drink. Bentley, Rolls Royce, Ferrari. Non ci sono possibilità all'inferno. Soldi, soldi ovunque, soldi a palate. Jet privato, villa a Beverly Hell's. Nessuna possibilità all'inferno. Il mondo è ai tuoi piedi. Non ci sono possibilità all'inferno. Su andiamo tutti assieme, crolliamo tutti assieme. Droga a fiumi nelle vene, farmaci che inondano il cervello in fibrillazione. Nessuna possibilità all'inferno. Mai farsi notare, vola basso e continua a volare. Donne, donne a non finire.
Una brezza mattutina. Le voglie che sfiorano l'asfalto. Il sangue accelera guidato dall'ultima aspirina. I volti sembrano maschera di cera che attendono solo di sciogliersi. Il mondo è una palla priva di luce.
Mi sento incompleto e perso. Le voci non rispondono, la mente non mi lascia libero, sono oppresso da catene che non vedo, il pianto infinito del mio corpo. Mi sveglio per inerzia, apro gli occhi e non vedo nulla che ricordi la luce. Il tunnel sembra infinito e scuro. Sono solo un fiore che non ha mai avuto i petali. Ci provo e ci riprovo ma la scalata sembra così difficile. Vorrei della pelle calda da accarezzare.
Le vibrazioni scorrono veloci nei canali del mio cervello. Una piccola orchestra intona cori funebri. Le dita si muovono piano, le stagioni passano veloci.
Corri, corri via, scappa. O quanto vorresti essere davvero solo. Affranto dalle colpe, dalle urla, da chi non ti ha mai amato nel verso giusto. Tu, lui, lei, loro. Chi osserva chi ascolta, nessuno vedo le onde che investono la tua piccola e inerme figura..Vuoi morire, vuoi morire così tanto che pensi al suicidio così tante volte che ti svegli e credi di essere morto. Vuoi che quelle onde, che quelle maledettissime onde ti portino via con loro, vuoi affondare per sempre in quell'oceano di dolore, ipocrisia e tristezza che ha oppresso la tua figura ancora prima che la mano divina la disegnasse. Sei solo dolore. Sei nato nella tristezza, hai incanalato la tristezza, la rabbia, hai incanalato le emozioni che non volevi vedere, sono diventate il tuo Iceberg, le tue più grandi paure, il tuo più grande peso..Sei crollato, ti sei sciolto, ti sei smaterializzato. Tu non puoi resistere. Vorresti distruggere tutto e tutti. E' finita è finita è soltanto finita...Finita..



lunedì 27 giugno 2011

La persi e la ripresi con la forza che non avevo

Dopo giorni terribili, in preda al panico e al dolore mentale e psicofisico, il mio corpo allo stremo delle forze e di ogni logica collocazione aveva riluttato il mio tentativo di sopravvivenza portandolo più che altro ad un estremo tentativo di suicidio. Il cocktail micidiale di alcolici e farmaci aveva ridotto le mie fibre a piccoli sarcomeri deboli e sfilacciati. Lei era diventata un miraggio, una visione da acidi. Avevo deciso di dipingerla.
Ore e ore passate a rivedere e a ripensare uno dei periodi artistici più travagliati e particolari della mia penosa carriera avevo riscoperto il piacere di dipingere e avevo raffinato le mie doti su quel soggetto paradisiaco. Inoltre per il caldo afoso e terribile che colpiva quelle giornate, la splendida figura misteriosa se ne stava rinchiusa in casa con le sue finestre spalancate e il suo corpo divino in attesa di un segnale portato dal vento.
Il blu dei suoi occhi era introvabile, come il rosa della sua pelle, e la sua rappresentazione grottesca quasi drammatica rendeva a pieno la difficoltà e la fragilità della mia mente.
Un lussemburghese sperso in terra spagnola innamorato della figura più eccitante che il suo sguardo avesse mai catturato in attesa di un romanzo che non arriverà mai coperto da amore e dolore racchiusi in un maledetto dipinto.
Fottuto quel giorno che la vidi, o quanto la voglio prendere baciare possedere, la voglio scopare in ogni angolo della sua casa e voglio che il mio corpo in migliaglia di rapporti lunghi intensi e provocanti le trasmetta tutte le sensazioni che racchiude dentro di se. Voglio che quel suo corpo che ora mi sembra così lontano diventi parte del mio corpo come un nuovo organo in grado di darmi nuova vita. Voglio che le nostre effusioni siano prolungate e distaccate soltanto dalla tua candida pelle che ricopre il blu introvabile a intervalli regolari. Voglio del sesso che sia amore ma che si distacchi così tanto dall'amore che l'eccitazione nuda e cruda avvolga i nostri corpi e li pervade per lunghe ed interminabili ore.
Così il mio romanzo prendeva vita, mentre nel resto del tempo, tra patatine al formaggio e bicchieri lunghi e profondi di vino rosso la mia mano consumata ed epica, riproduceva senza sosta su una tela sentimenti mai ricambiati.
E poi il silenzio. La visione si trasforma. E il mio corpo esplode pervaso ormai da emozioni perverse.